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Sono al centro del Centro PDF Stampa
Scritto da Redazione   
Giovedì 21 Dicembre 2006 01:00
di Stefania Rossini
Una carriera di successo. Tutta casa, chiesa e politica. Tra De Mita e Cossiga. Berlusconi, Casini e Prodi. Il leader dell'Udeur si confessa. E sogna una nuova Dc
Clemente Mastella
Guardi Clemente Mastella e pensi che la Democrazia cristiana ci ha lasciato almeno un uomo che incarna la vecchia fisiognomica paternalistica. Lo ascolti parlare, divagare, irretire l'interlocutore con battute accattivanti, sostenere l'utilità di scelte ondivaghe, mostrare fermezza su qualche punto irrinunciabile e capisci che l'attuale ministro di Giustizia ha soprattutto trattenuto in sé il pragmatismo e il senso del potere della perduta Dc del Sud.

Nel grande studio del ministero, che occupa con piena soddisfazione da sette mesi, Mastella ci accoglie con i gesti pigri del bon vivant e con lo sguardo vigile della sentinella politica. Si stira e si torce su divani e tavolini quasi fosse la Littizzetto, mentre le pupille roteano per conto loro sull'orizzonte visivo. Nel corso della nostra intervista sentimentale sarà poi il leader campano che tutela la propria gente, l'amministratore che difende scelte controverse, il marito orgoglioso di una donna appena approdata alla politica, il figlio affettuoso e il padre assente, il ragazzo casto e l'adulto trasgressivo. Ma sarà soprattutto il democristiano indefesso, teso a cogliere le nuove possibilità che le ultime scelte politiche di Pier Ferdinando Casini gli fanno intravedere.

Allora ci siamo, ministro. Stavolta è davvero in arrivo il tanto atteso centro?
"Dico soltanto una cosa: eppur si muove!".

Parte addirittura da Galileo? Aspettava da molto questo moto rotatorio?
"Da sempre. Quando la Dc stava morendo, io mi sentivo come Enea che doveva abbandonare l'antica patria, ma già sognava di costruirne una nuova, più adatta ai tempi".

Per ora, invece, ha soltanto provato qualche patria altrui.
"La verità è che io sono stato sempre nello stesso posto: al centro. Quando ho sentito odor di centro, che per me è piacevole come quello delle braciole, sono andato ad annusare più da vicino. Era soltanto fumo".


Si riferisce al suo passaggio da Berlusconi?
"Anche a quello. Ma c'era stato un fraintendimento: io volevo edificare un centro politico, Berlusconi un centro commerciale. E sapesse a quante nuove lusinghe ho resistito anche prima delle ultime elezioni! Per i voti che porto, mi sento un po' come il vecchietto dello spot. Sa quello che dice 'Ma chi sono io, Babbo Natale?'".

Adesso porterà doni a Casini? Con lui ruppe molti anni fa. Potreste davvero rifare coppia?
"Sarà necessario superare la reciproca diffidenza. Le grandi amicizie che si troncano sono difficili da ricomporre. Però se riuscissimo a parlarci con serietà, e non solo a dirci cose vaghe, potremmo tornare a essere il riferimento di una notevole fetta di elettorato. Mi piacerebbe passare alla cronaca come uno che ha dato una mano per la grande ricostruzione politica".

Gioca al ribasso, ministro. Aspira a passare alla cronaca, non alla storia?
"Persino io non sono così ambizioso. Però il progetto è davvero grande. L'Italia ha bisogno di uscire da un bipolarismo idolatra e ritrovare la dignità di scelte intermedie, che diano risposte concrete a ceti sociali vaganti".

Vuol far credere che lascerebbe il ministero per la nuova avventura? Eppure quando l'ha avuto sembrava l'uomo più soddisfatto del mondo.
"Infatti lo ero. Avevo avvertito Prodi che non mi sarei accontentato di un ministero qualsiasi. Era un fatto di dignità. Gli avevo detto: 'O mi date un ministero istituzionale, o senza di me farete una schifezza di governo che durerà tre mesi. Perché più tempo non ve lo consento'".

È una di quelle proposte che non si possono rifiutare.
"In effetti avevo chiesto la Difesa, ma alla fine ho accettato la Giustizia, un terreno così minato che, a parte Di Pietro, nessuno lo voleva. Mi hanno convinto Andreotti e Cossiga dicendomi: 'Punta sulla tua intelligenza politica e vai sicuro".

Magari non avevano previsto l'indulto e tutti i suoi guai. Si è pentito di quel provvedimento?
"No. Sono certo che, senza l'indulto, invece che in Libano avremmo dovuto mandare i soldati a sedare le rivolte in carcere. E poi che cristiani sono quelli che si risentono? Non ricordano le parole di papa Wojtyla? Accanto a Cristo non c'era forse il buon ladrone? Lo sanno questo i vari teocon, neocon, tuttocon?".
Beh, ci sarebbe qualche reato clamoroso compiuto da chi è uscito dal carcere.
"Lo so, ed è molto penoso. Ma bisogna ricordare che il carcere ha il traffico, non certo il lusso, di un grand hotel: gente che va gente e che viene. Lei lo sa che ogni anno entrano ed escono da quelle porte 100 mila persone? L'indulto non ha cambiato di molto il dato. E poi, il 93 per cento non è tornato a delinquere, e nell'ultimo anno i reati sono addirittura diminuiti".

Per il resto come si trova da queste parti?
"Mi sento solidale con gli italiani che dicono: 'Avete vinto. Ora per favore governate'. Invece tutti a fare dichiarazioni o a scendere in piazza come se fossero ancora all'opposizione. Ho scoperto che Prodi è più leader di quanto appare, perché in queste condizioni neanche Talleyrand sarebbe in grado di frenare gli slanci di noi piccoli feudatari di territori diversi".

Ora sono in arrivo anche i Pacs. Ne pensa davvero tutto il male che ha già dichiarato?
"Mi dà fastidio la loro formula ideologica. Non ho sottoscritto in quel punto il programma dell'Unione e voterò contro se si arriverà alla discussione parlamentare. Io sono di quelli che tentano di vivere i propri valori personali anche politicamente".

Non sarà che vuole per tutti un matrimonio come il suo, con tanto di lungo e casto fidanzamento?
"I tempi sono cambiati e oggi la castità potrebbe sembrare forzosa anche dal punto di vista di una pedagogia religiosa. Ma per me, fino a 29 anni, è stato un sacrificio voluto. Ero consapevole che altrimenti avrei commesso un peccato".

Non ha mai sospettato che ci fosse di mezzo un po' di inibizione?
"Forse un po' ce n'era. Ma lei deve immaginare un ragazzo di provincia molto legato alla parrocchia. Pensi che ogni volta che baciavo con la lingua, correvo a confessarmi. Quando ballavo un lento, come quelli d'epoca di Peppino Di Capri, stavo con il sedere all'insù per evitare contatti. Ma ero piuttosto attraente e andava a finire che catalizzavo ugualmente le avances più strane".

Strane quanto?
"Una donna che, quando avevo 15 anni, cerca di toccarmi su un pullman, costringendomi a sgusciare via come un ladro. Un capotreno che, a 18, si infila nello scompartimento vuoto e mi dice: 'Quando incontro tipi come lei sono perduto'. Per la paura, l'ho buttata sulla religione, finché quello mi ha detto: 'Beato lei che ha la fede'. Comunque non pensi che non tenessi stimoli. Mi piacevano le ragazze, sbirciavo quelle in minigonna".

Immagino allora che fatica, se sua moglie era bella quanto adesso.
"Sandra era una ragazza splendida. Così tanto che in viaggio di nozze non ho avuto il coraggio di portarla in Turchia. Sa, il pregiudizio sugli uomini di quei paesi. Siamo andati a Sofia, in Bulgaria. In un paese comunista, mi sono detto, non succede niente".

Sua moglie ha però raccontato che in seguito lei ha vinto diverse inibizioni.
"Si riferiva a quell'unica volta che ha avuto dei sospetti ed è venuta a Roma di notte, fino alla porta del mio appartamento. Ha sentito delle voci, ma si è fermata lì. A parte che sosterrò sempre che c'era un televisore acceso, lei ha capito che se avesse scoperto un mio momento di debolezza, sarebbe saltato tutto quello che avevamo costruito insieme, la famiglia, i figli...".

Per non parlare di quel grande centro patriarcale che avete edificato a Ceppaloni...
"Mi piace questa espressione. C'è il centro e c'è il senso di un forte rapporto famigliare. Praticamente il mio mondo, i miei valori".

Non le chiederò di piscine e pranzi domenicali, ma mi spiegherebbe come mai avete un libro dove gli ospiti devono lasciare un commento? È una cosa che si vede solo negli alberghi e ai funerali.
"È una mania di Sandra che vuole conoscere le impressioni dei nostri amici. Lei ne esce sempre bene, io no. La Bindi, per esempio, ha fatto i complimenti a lei e ha trattato malissimo me. Cossiga mi ha invece incitato:'Fa di lei la tua Ségolène!'".

Un bel sorpasso, lei ci starebbe?
"Ci starei. In questo momento siamo la coppia con il più alto tasso istituzionale: io ministro, lei presidente dell'Assemblea regionale campana, ma domani chissà...".
Sogna un destino alla Bill ed Hillary Clinton?
"Perché no? Mia moglie è sempre stata limitata dalla mia presenza sulla scena politica. Mi ha aiutato lavorando nell'ombra. Chi ci conosce sa bene che senza di lei l'Udeur non sarebbe mai nato".

Chi non vi conosce ha però criticato la sua scelta di entrare in politica dalla porta principale.
"Come il fuscello e il tronco negli occhi, c'è chi vede la moglie degli altri e non guarda la propria".

A chi si riferisce?
"Non glielo dico. Ma non sopporto queste dicerie. A Benevento Sandra è molto più popolare e benvoluta di me. La sua politica è più umanizzante della mia. E poi non sembra anche a lei che sia arrivato il momento delle donne in politica?".

Già. Lei come spiega questo affollamento femminile sulla soglia del potere?
"Come possibilità di una mediazione nuova e diversa, anche legata all'aspetto estetico.Voglio dire qui che Sandra guiderebbe benissimo un partito o una federazione. Follini e Casini facciano un passo avanti, per quanto ci riguarda metteremo ufficialmente in capo la signora Lonardo Mastella".

Così darà l'addio alla sua amata famiglia patriarcale. A proposito, che padre è stato in questi trent'anni per i suoi ragazzi?
"Assente e pieno di sensi di colpa. La frase che più ricordo della loro infanzia è quella che mi dicevano al telefono: 'Papà quando vieni?'. Ero trascinato dalla politica, ma quando ero a casa, cercavo di starci con tutti i sentimenti. Ho persino battezzato personalmente il mio primogenito".

Lei che battezza! Cosa era accaduto?
"Pellegrino aveva 15 giorni e forse stava morendo. In una folle corsa verso l'ospedale, tra le lacrime e la disperazione mie e di Sandra, l'ho battezzato con la saliva. Poi, all'arrivo, di nuovo con l'acqua. Quando è stato fuori pericolo abbiamo registrato il mio battesimo e fatto una grande festa".

La narrazione di sé non prescinde mai dal credo religioso. Dove è nata la sua fede?
"In casa, fin da bambino. Nonostante un nonno liberale, che è stato anche sindaco di Ceppaloni e una madre che era una cattolica piuttosto laica, io ho assorbito la grande fede di mio padre, una fede senza dubbi, con l'accettazione integrale della disciplina ecclesiale".

Ci si trova bene?
"Io ci credo proprio. Credo al paradiso, all'inferno, al purgatorio. Ho soltanto due fissità, forse imparagonabili tra loro, ma ugualmente indiscusse: il mio cattolicesimo e il mio amore per il calcio. Vado in chiesa sul serio e allo stadio per passione, mica per farmi vedere come certi politici".

Fra qualche mese compie 60 anni. Per un politico neanche troppi. Per un uomo abbastanza. Cosa si aspetta ancora dalla vita?
"Non so risponderle. Ma tenga conto che io vivo come uno che ha avuto un brutto tumore, è stato sicuro di morire ed è stato miracolato. Non credevo di sopravvivere all'inferno del 1993-94. Tutto il mio mondo andava in macerie... E invece è stato il periodo più bello. La mia vera vita è cominciata lì".

Questa va spiegata meglio.
"Io non ho il demone del potere, ma nella prima Repubblica ero un po' compresso. La mia intelligenza, la mia capacità sono le stesse ma si sono liberate nella seconda Repubblica. Se potessi dirle le cose che ho fatto per conto di De Mita, non mi crederebbe: io ho partecipato alla storia d'Italia. Però...".

Però?
"De Mita voleva che crescessi, ma fino al punto che diceva lui, un metro e 60, non di più. Ora dice che sono il ministro migliore, ma perché vengo dalla sua scuola. Comunque, per rispondere alla sua domanda, a fare il pensionato a Ceppaloni per ora proprio non mi ci vedo".

Mastella, chiudiamo con leggerezza. La osservo da alcune ore. Ma perché mai si tinge i capelli?
"Bella domanda. Me la fanno sempre anche i miei figli. E poi c'è anche la schiavitù del ritocco, da fare almeno una volta al mese".

E allora?
"Allora è una civetteria che mi concedo. Ho ancora le sopracciglia nere naturali e con i capelli bianchi proprio non mi ci vedo. E poi forse dentro di me sono convinto di essere ancora il bel ragazzo che somigliava a un cantante e che prendeva un sacco di voti dalle donne. Perché dovrei privarmi di una illusione così innocente?".
 

        

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