"Quanto è accaduto a partire dal 12 luglio non c'entra nulla con le questioni interne libanesi, perché i protagonisti sono altri. Come nel 1968, quando i palestinesi fecero un'azione contro Israele partendo dal Libano e la risposta fu la distruzione della nostra flotta aerea". Samir Frangié, cristiano-maronita e deputato indipendente, denuncia "il tentativo di farci tornare indietro ai tempi della guerra civile".

Dove vogliono portarvi?
"Ai tempi in cui le cose libanesi venivano decise da altri Paesi".



E perché lo vorrebbero?
"Perché dopo la uccisione di Rafik Hariri e le manifestazioni contro la Siria ha fatto ingresso sulla scena libanese una pubblica opinione che chiede scelte di indipendenza nazionale e la riconquista della sovranità. Ed è nata una democrazia che ai paesi dell'area non piace per nulla".

E perché mai?
"Non piace ai governanti dei Paesi arabi che tengono i loro popoli sotto il dominio delle leadership uniche e delle finte elezioni. E non piace neanche a Israele che vuole presentarsi come l'unica democrazia del Medio Oriente".

Non le sembra che il governo si sia dimostrato debole. Poi ha accolto Hezbollah.
"Il governo è ancora fragile, certo, ma abbiamo fatto tutti gli sforzi nei confronti di Hezbollah. Abbiamo chiesto loro di consegnare nelle mani del governo tutto il contenzioso perché fosse l'autorità dello Stato a trattare. Era il modo per dire che il governo si sarebbe fatto carico dei loro problemi e li avrebbe sempre difesi in quanto cittadini del Libano. Ma non hanno voluto. I capi di oggi non seguono l'insegnamento di uno sciita come Muhammad Shams Ad-Din che predicava la necessità di essere prima di ogni cosa libanesi. Gli attuali leader sono interessati solo a scelte ideologiche in nome della religione".

Quando questa crisi sarà superata, cosa dovrà fare il governo del Libano per evitare che possa ripetersi?
"Prima di ogni cosa creare una società laica dove tutte le confessioni religiose siano separate dai poteri dello Stato. E chiedere e ottenere garanzie internazionali sui rapporti con Israele".

 

Fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio//1347589/&print=true