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Finanziaria senza trucchi PDF Stampa
Scritto da Redazione   
Domenica 01 Ottobre 2006 01:00
di Marco Damilano
La manovra dovrà essere blindata. Nessuna modifica in Parlamento. E con l'opposizione soltanto accordi alla luce del sole. Parola di ministro. Prodiano Doc. Colloquio con Giulio Santagata
Romano Prodi e Giulio Santagata
Sindacati in rivolta. Vertici notturni. Ministri che si smentiscono a vicenda, tutti coalizzati contro Tommaso Padoa Schioppa. La prima Finanziaria del governo Prodi è un percorso minato. E il peggio, il cammino nelle aule parlamentari, deve ancora arrivare. Giulio Santagata, ministro per l'Attuazione del programma, è in attesa di partire per un tour di presentazioni del suo libro ('La Fabbrica del programma', edito da Donzelli). A lui, prodiano doc, sarà affidato il compito di raccordo tra il governo e il Parlamento nella difficile maratona di approvazione della Finanziaria. Il mastino chiamato a vigilare sugli stravolgimenti, ma anche a trovare le mediazioni dell'ultima ora. Necessarie per uscirne indenni.

Dopo un'estate quasi trionfale di nuovo al punto di partenza? Governo debole, a rischio crisi.
"C'è stato un su e giù nell'opinione pubblica, ma il governo ha continuato a lavorare. Stiamo portando a termine una Finanziaria molto impegnativa, il viaggio in Cina è stato un successo politico ed economico...".

Veramente ha tenuto banco il caso Rovati...
"Un episodio trasformato in un problema. Un po' per gli errori dei protagonisti, ma soprattutto perché si è presa la palla al balzo".

Chi aveva interesse a farlo?
"Era una palla alzata sotto rete, ghiotta, con molti schiacciatori. L'hanno presa tutti: alcuni poteri economici, l'opposizione. Anche una parte della maggioranza: in un governo di coalizione le componenti non smettono mai di ricordare al premier che non è autosufficiente. Tutto questo nei giorni in cui chiudiamo una Finanziaria, mi ostino a dire, da 35 miliardi: 30 di manovra e 5 come effetto di questi primi mesi di governo".

Con quali assi portanti?
"Per agganciare lo sviluppo dobbiamo rimuovere le incrostazioni: abbiamo cominciato con la legge Bersani. Poi, dobbiamo combattere lo squilibrio sociale: un paese più equilibrato nella distribuzione del reddito è più dinamico. Dobbiamo mettere mano alla qualità della nostra spesa sociale: non tutto quello che è targato sanità è utile, lo spreco sulla sanità è socialmente dannoso, lo stesso vale per le pensioni. Infine, la Finanziaria mantiene l'impegno a rientrare nei parametri di Maastricht entro il 2007: un'operazione strutturale che ci permetterà di non avere più l'assillo del deficit".

C'è aria di assalto alla diligenza: come farete a blindarvi?
"Le ultime Finanziarie del governo Berlusconi sono state approvate con voto di fiducia. Noi dovremmo proporre una riforma istituzionale: la legge di bilancio è il provvedimento su cui si esprime la natura del governo. Dopo un lungo dibattito con le forze sociali e con i partiti, il governo ha il diritto di presentarsi alle Camere con una legge chiara e inemendabile. Non dovrebbe essere costruita in aula con assalti dell'ultimo minuto. In assenza di questa riforma, dovremo garantirci la maggioranza ed essere aperti ad apporti parlamentari".

Mano tesa a una parte dell'opposizione?
"Niente accordi sottobanco, ci sono parti della Finanziaria che si possono modificare nel dibattito, alla luce del sole".

Si possono fare queste cose con una maggioranza così risicata? L'ala radicale è già sul piede di guerra, i sindacati pure...
"Si possono fare se la maggioranza, indubbiamente debole sul piano numerico, si dimostra forte sul piano politico".

Piero Fassino ha chiesto più collegialità nel governo. Traduzione: Prodi, non ti allargare.
"Siamo al solito problema che si ripropone dal '96. Prodi è un'anomalia nella politica italiana perché governa senza avere un suo partito. Ma non può essere considerato come un amministratore delegato che non ha voce in assemblea. Prodi non è un tecnico, è un politico che fa il presidente del Consiglio. Questo dubbio poteva esserci nel '96, ora non è più accettabile. Prodi esprime una sua linea, la confronta e riconosce che in Parlamento la forza appartiene ai partiti, ma ricercando una sua autonomia. I confini di questa autonomia sono sempre stati un problema, è interesse della maggioranza che siano individuati e rispettati da tutti".
"C'è stata una forse incauta modalità di Rovati nel segnalare la preoccupazione sulla governance della rete. In quelle pagine indicava in modo informale un ventaglio di soluzioni, non solo quella della Cassa depositi e prestiti. Ma non c'è stata un'azione del governo per obbligare Telecom a fare qualcosa. Era un consiglio più che un piano. C'è stata leggerezza di Angelo, una sottovalutazione, ma nulla di scorretto".

Eppure c'è chi ha accusato Prodi di sognare il ritorno dell'Iri. "Un Iretto", l'ha chiamato il vice-premier Francesco Rutelli.
"L'uomo che ha avviato le privatizzazioni e chiuso l'Iri si chiama Romano Prodi, forse ce ne siamo dimenticati. Veniamo da una storia di eccesso di presenza dello Stato nell'economia, ma ora lo Stato deve ritrovare un modo di essere presente. Il governo non può essere chiamato solo per risolvere le crisi, deve essere presente per evitare che ci siano le situazioni di crisi".

Anche questa vicenda dimostra che la costruzione del Partito democratico resta accidentata. Chi deve guidare il processo?
"La guida del Partito democratico è la qualità del governo. Per me non è più un'opzione, è un'esigenza, uno sbocco obbligato. Poi, certo, se si decide in un altro modo, se ne può fare a meno. Ma sapendo che si aprirebbero problemi difficilmente risolvibili".

Si può fare il Partito democratico senza Prodi?
"Prodi e il governo sono indispensabili, bisogna usare questo periodo per costruire il nuovo partito. Ma la sfida è costruire un soggetto che vada oltre Prodi, non un partito personale. Forza Italia non sopravviverà a Berlusconi, l'Ulivo deve sopravvivere a Prodi. I giornali continuano a definirci come gli amici nati nel triangolo Bologna-Modena-Reggio, ma i prodiani stanno assumendo una connotazione di pensiero politico".

Addirittura. E chi sarebbero?
"Prodiano è un certo modello di riformismo, uno slang per definire cose che esistono prima di Prodi e che magari non sanno neppure chi è Prodi. Clinton è un prodiano, perfino Kohl è un prodiano. In questo paese esistono molti prodiani: è un modello che Prodi ha il vantaggio di incarnare meglio degli altri. Bisogna approfittarne per affermarlo anche nell'Ulivo e nel Partito democratico".

Cos'è? L'annuncio di una corrente dei prodiani?
"Al contrario: i prodiani faranno un buon lavoro se eviteranno di farsi coinvolgere nel gioco delle correnti organizzate, dei gruppuscoli. Non siamo la corrente minoritaria delle primarie. I nostri successi devono farci crescere. Altrimenti, tanto vale perdere, siamo anche abituati a farlo".
"Non voglio esagerare questa interpretazione che pure è affiorata... I partiti hanno le loro logiche e le loro difficoltà a capire che Prodi è un'anomalia positiva. Anzi, finché non si arriva al Partito democratico è un'anomalia utile. Spero che anche la coalizione la ritenga tale: altrimenti non si capirebbe perché abbiamo vinto le elezioni. In due anni di lavoro abbiamo messo in piedi questo modello: diverso da quello del premier espresso dal partito di maggioranza relativa, ma questo è il nostro modello. Anticipa una configurazione più avanzata: il Partito democratico".

E lo staff di Palazzo Chigi? Il clan prodiano, una struttura amicale: è un'anomalia anche quella?
"Se ne sono scritte di ogni colore: che siamo tutti bolognesi, tutti dall'Iri... La storia dell'occupazione del potere da parte di un mastodontico staff prodiano è una colossale bufala. Chiedo: il ministro Santagata è un pezzo dello staff? I parlamentari eletti nell'Ulivo, il sottosegretario Enrico Letta sono dello staff? Siamo figure con un ruolo politico, veniamo dai partiti e abbiamo un progetto che intende superare gli attuali partiti".

Questione Telecom: il governo vuole il ritorno della mano pubblica in economia?
"Il tema è fino a che punto il governo ha il diritto-dovere di intervenire in certe situazioni. Siamo di fronte a una società che gestisce un'infrastruttura di primaria importanza per il paese che opera in mercato regolato. Il governo ha il diritto e il dovere non dico di interferire, ma certamente di essere informato e di monitorare la situazione. Cosa c'entra lo statalismo?".
Sindacati in rivolta. Vertici notturni. Ministri che si smentiscono a vicenda, tutti coalizzati contro Tommaso Padoa Schioppa. La prima Finanziaria del governo Prodi è un percorso minato. E il peggio, il cammino nelle aule parlamentari, deve ancora arrivare. Giulio Santagata, ministro per l'Attuazione del programma, è in attesa di partire per un tour di presentazioni del suo libro ('La Fabbrica del programma', edito da Donzelli). A lui, prodiano doc, sarà affidato il compito di raccordo tra il governo e il Parlamento nella difficile maratona di approvazione della Finanziaria. Il mastino chiamato a vigilare sugli stravolgimenti, ma anche a trovare le mediazioni dell'ultima ora. Necessarie per uscirne indenni.

Dopo un'estate quasi trionfale di nuovo al punto di partenza? Governo debole, a rischio crisi.
"C'è stato un su e giù nell'opinione pubblica, ma il governo ha continuato a lavorare. Stiamo portando a termine una Finanziaria molto impegnativa, il viaggio in Cina è stato un successo politico ed economico...".

Veramente ha tenuto banco il caso Rovati...
"Un episodio trasformato in un problema. Un po' per gli errori dei protagonisti, ma soprattutto perché si è presa la palla al balzo".

Chi aveva interesse a farlo?
"Era una palla alzata sotto rete, ghiotta, con molti schiacciatori. L'hanno presa tutti: alcuni poteri economici, l'opposizione. Anche una parte della maggioranza: in un governo di coalizione le componenti non smettono mai di ricordare al premier che non è autosufficiente. Tutto questo nei giorni in cui chiudiamo una Finanziaria, mi ostino a dire, da 35 miliardi: 30 di manovra e 5 come effetto di questi primi mesi di governo".

Con quali assi portanti?
"Per agganciare lo sviluppo dobbiamo rimuovere le incrostazioni: abbiamo cominciato con la legge Bersani. Poi, dobbiamo combattere lo squilibrio sociale: un paese più equilibrato nella distribuzione del reddito è più dinamico. Dobbiamo mettere mano alla qualità della nostra spesa sociale: non tutto quello che è targato sanità è utile, lo spreco sulla sanità è socialmente dannoso, lo stesso vale per le pensioni. Infine, la Finanziaria mantiene l'impegno a rientrare nei parametri di Maastricht entro il 2007: un'operazione strutturale che ci permetterà di non avere più l'assillo del deficit".

C'è aria di assalto alla diligenza: come farete a blindarvi?
"Le ultime Finanziarie del governo Berlusconi sono state approvate con voto di fiducia. Noi dovremmo proporre una riforma istituzionale: la legge di bilancio è il provvedimento su cui si esprime la natura del governo. Dopo un lungo dibattito con le forze sociali e con i partiti, il governo ha il diritto di presentarsi alle Camere con una legge chiara e inemendabile. Non dovrebbe essere costruita in aula con assalti dell'ultimo minuto. In assenza di questa riforma, dovremo garantirci la maggioranza ed essere aperti ad apporti parlamentari".

Mano tesa a una parte dell'opposizione?
"Niente accordi sottobanco, ci sono parti della Finanziaria che si possono modificare nel dibattito, alla luce del sole".

Si possono fare queste cose con una maggioranza così risicata? L'ala radicale è già sul piede di guerra, i sindacati pure...
"Si possono fare se la maggioranza, indubbiamente debole sul piano numerico, si dimostra forte sul piano politico".

Piero Fassino ha chiesto più collegialità nel governo. Traduzione: Prodi, non ti allargare.
"Siamo al solito problema che si ripropone dal '96. Prodi è un'anomalia nella politica italiana perché governa senza avere un suo partito. Ma non può essere considerato come un amministratore delegato che non ha voce in assemblea. Prodi non è un tecnico, è un politico che fa il presidente del Consiglio. Questo dubbio poteva esserci nel '96, ora non è più accettabile. Prodi esprime una sua linea, la confronta e riconosce che in Parlamento la forza appartiene ai partiti, ma ricercando una sua autonomia. I confini di questa autonomia sono sempre stati un problema, è interesse della maggioranza che siano individuati e rispettati da tutti".
Ultimo aggiornamento Domenica 01 Giugno 2008 15:54
 

        

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