Pubblicizza il tuo sito

Banner

Pubblicità

Home Le Interviste

Donazioni

1€ PER I TUOI DIRITTI

SOSTIENI IL MOVIMENTO
"ITALIA DEI DIRITTI"

UN PICCOLO AIUTO PER LA LEGALITA'

Potete fare donazioni con :

PAYPAL, POSTEPAY e BONIFICO BANCARIO

- paypal, inviando la somma a italiadiritti@yahoo.it

- postepay, effettuando on-line, presso qualsiasi ufficio postale o presso qualsiasi ricevitoria Sisal una ricarica postepay sulla carta numero 4003-6005-8578-6249 intestata al presidente del movimento Antonello De Pierro.

- bonifico bancario su conto intestato al presidente del movimento Antonello De Pierro (codice IBAN: IT30 J056 9603 2180 0000 2079 X65)

Login



Le Interviste
Perché Beirut PDF Stampa
Scritto da redazione   
Domenica 04 Maggio 2008 11:18
di Gigi Riva
Parla il ministro degli Esteri d'Israele: dietro agli Hezbollah ci sono l'Iran e la Siria. E assieme ad Hamas si sta creando un asse del terrore. Noi combattiamo una guerra che riguarda tutto l'Occidente
Tzipora Livni, ministro degli Esteri d'Israele
La voce di Tzipora Livni, detta 'Tzipi', s'incrina, leggermente, solo quando deve citare Ariel Sharon, il suo mentore. E non è un omaggio formale a un uomo che giace in coma da gennaio e si trova in un ospedale di Tel Aviv, ma la rivendicazione di una continuità politica utile a leggere quanto accade in questi giorni di guerra col Libano. La domanda era: lei è stata una delle persone più vicine all'ex premier, quanto le manca? Quanto avrebbe potuto essere utile in questa fase difficile? Sharon manca e non solo a Israele, ammette la Livni, prima di svelare: "Potrà suonare simbolico, ma nell'ultima riunione di lavoro che abbiamo avuto, proprio il giorno prima che fosse ricoverato, abbiamo discusso del nostro confine nord. A me e agli altri collaboratori ha detto: dovete chiedere con forza alla comunità internazionale di espellere gli Hezbollah dal sud del Libano, non possiamo sopportare questa situazione più a lungo. Ricordo con precisione quell'incontro proprio perché è stato l'ultimo. Abbiamo parlato della possibilità che rapissero civili o militari lungo la frontiera. Io ero ministro della Giustizia, allora".
Leggi tutto...
 
Intelligence da premier PDF Stampa
Scritto da redazione   
Domenica 04 Maggio 2008 10:59
di Gigi Riva
Tutti i poteri sui servizi segreti al capo del governo. Una legge di riforma bipartisan che crei il super Cesis. Mentre a Bruxelles è già al lavoro un coordinamento di tutte le agenzie della Ue. Parla il commissario europeo alla Giustizia e sicurezza Franco Frattini
Franco Frattini, commissario europeo
alla Giustizia, libertà e sicurezza
Ripartiamo dal mio progetto di riforma dei servizi. Ne ho parlato con Giuliano Amato. Questa è materia su cui in passato c'è stata convergenza tra maggioranza e opposizione... Franco Frattini, ministro degli Esteri nell'esecutivo Berlusconi all'epoca del sequestro di Abu Omar, ora vicepresidente della Commissione europea e Commissario alla Giustizia, libertà e sicurezza, già presidente del Comitato Parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e ministro per il Coordinamento degli stessi servizi, dunque uno che la materia l'ha a lungo masticata. Frattini anzitutto conferma la linea sempre seguita da Palazzo Chigi: il governo nulla sapeva del rapimento. Aggiunge che non aveva "nessun tipo di competenza" per essere informato se, in ipotesi, la Cia avese chiesto al Sismi una collaborazione nelle 'rendition' di sospetti terroristi. Fornisce, in questa intervista a 'L'espresso', anche una notizia, "che non abbiamo voluto molto pubblicizzare": da almeno un anno funziona a pieno ritmo a Bruxelles un centro di coordinamento dei servizi segreti di tutti i 25 Paesi membri, un luogo dove ci si scambiano analisi e informazioni non classificate. Proprio questa esperienza, che segue da vicino, gli ha permesso di rafforzare dei convincimenti su come vadano riformati i servizi. Sul tema, del resto, era già stato il promotore di una legge approvata al Senato e poi arenatasi alla Camera. Dalla quale si può riaprire il dibattito.
Leggi tutto...
 
Il pugno di Livia PDF Stampa
Scritto da redazione   
Domenica 04 Maggio 2008 00:13
di Daniela Minerva
Livia Turco alza il dito minacciosa, s'infiamma: chiede rigore e giura rigore. Lei è in campo per combattere la partita politica della sua vita: qui o si cambia la sanità o si muore. Perché una sanità equa è possibile, l'esperienza di molte regioni lo dimostra, e lei dichiara guerra a chi vede nei conti in rosso il segno che un sistema sanitario uguale per tutti non è sostenibile. Se Padoa-Schioppa vuole spendere meno, toccherà a lei fare in modo che non si tocchino i più deboli. Come? All'indomani del Dpf è chiaro soltanto che ai cittadini si chiede di 'partecipare' ai costi. Ancora ticket, insomma: sui ricoveri sotto forma di contributo alberghiero definito sulla base del reddito, e sull'uso improprio del pronto soccorso. E all'opinione pubblica il New Deal sanitario annunciato dalla Turco alle Camere comincia a odorare un po' di vecchio.

Ministro, nel suo programma si parla di rinnovare la sanità di modo che sia 'finalmente orientata verso i bisogni e le esigenze dei cittadini'...
"Cominciamo, con un decreto previsto a giorni, a liberare i cittadini da oltre 6 milioni di certificati inutili che pesano sulle loro tasche per circa 40 milioni di euro l'anno".

Una buona notizia. Ma quando si parla di sanità si pensa agli ospedali, alle liste d'attesa. Poi arriva il Dpf che parla di ticket.
"La compartecipazione al costo dei servizi è una battaglia di equità. Se voglio avere un servizio sanitario pubblico di qualità e di eccellenza, che valga sia per l'operaio che per l'imprenditore, devo chiedermi in che modo chi ha redditi maggiori possa partecipare al costo dei servizi. Soltanto così si può debellare la nefasta politica dei ticket che colpisce i più deboli, i malati. La questione va discussa con le parti sociali, ma io vedo la compartecipazione in tre forme".
Leggi tutto...
 
Effetto Altman PDF Stampa
Scritto da redazione   
Sabato 03 Maggio 2008 23:47
di Lorenzo Soria
L'insopportabile Allen. La divina Streep. I produttori squali. Il grande regista racconta trucchi e segreti della sua arte colloquio con Robert Altman
Quando era bambino, è andato a scuola dai gesuiti. Quando era teenager, scappava spesso di casa la notte per intrufolarsi nei locali della natia Kansas City, che avendo sfidato le leggi sul proibizionismo era diventata un magnete per gangster, prostitute, giocatori d'azzardo, musicisti jazz. Poi arrivò la guerra e Robert Altman divenne un pilota al comando di B-24 nel Borneo. "Un periodo molto eccitante", ricorda. Come accade spesso con gli uomini che lasciano un segno, ben poco nei primi anni di vita dell'autore di 'Nashville' suggerisce che si sarebbe fatto un nome. Ma Altman ha saputo rompere il tradizionale schema hollywoodiano di protagonista-antagonista per narrare invece diverse storie parallele con più personaggi che si sovrappongono. E così, armato delle sue multiple cineprese e del suo senso dell'assurdo, si è trasformato in uno dei più acuti cantastorie del suo paese, raccontando con naturalezza e irriverenza un'America fatta di sognatori e di sogni infranti, di truffatori e di visionari, di eccessi e di bizzarrie.

Dalle missioni aeree nel Pacifico, Altman passò per caso al cinema industriale, poi alla televisione, mettendosi a fare cose tipo 'Bonanza' e finendo per litigare con Hitchcock che lo aveva chiamato per lavorare nella serie 'Alfred Hitchcock presents'. "A parte il fatto che non mi piacevano i suoi film, perché sono troppo curati", ricorda, "un giorno ho detto che una sceneggiatura era brutta e che non intendevo dirigerla. Mi hanno risposto: 'Grazie mister Altman' e non mi hanno più chiamato". Già allora Altman era un ribelle, uno spirito indipendente. Agli occhi degli studios, un rompiballe, tanto che quando fece vedere 'M.A.S.H' per la prima volta, la Fox ebbe la tentazione di cestinarlo. "È il primo film americano a mettere apertamente in ridicolo Dio", scrisse scandalizzato il 'New York Times'. Ma fu un immediato successo. E negli anni a venire Altman realizzò una serie di film che sono entrati nella storia del cinema: 'I compari', 'Il lungo addio', 'California Poker' e quello che per molti resta il suo capolavoro, 'Nashville'.
Ultimo aggiornamento Sabato 03 Maggio 2008 23:54
Leggi tutto...
 
Se la procura blocca la sicurezza PDF Stampa
Scritto da redazione   
Venerdì 02 Maggio 2008 13:29
Prevenzione impossibile anche a causa dei pm. E pene più dure contro i ricambi falsi. Parla il presidente di Ansv
Bruno Franchi, docente di diritto aeronautico, è il presidente dell'Ansv, l'agenzia che indaga sugli incidenti e deve fornire le indicazioni tecniche per la prevenzione.

Quante sono le persone che si occupano di vigilare sulla sicurezza di voli e aeroporti?
"In questo momento all'Ansv, nell'area preposta all'attività investigativa e di studio a fini di prevenzione sono in sette, di cui quattro con contratti a termine: siamo sotto organico di quasi l'80 per cento. È una situazione veramente critica: peraltro, i nuovi limiti imposti dalla finanziaria 2006 ci hanno impedito di mantenere in servizio a tempo determinato alcuni investigatori di grande professionalità. Confidiamo che il nuovo governo ci consenta di completare rapidamente i nostri organici, nell'interesse della sicurezza del volo".
Leggi tutto...
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 Succ. > Fine >>

Pagina 3 di 8


        

Il sito utilizza i cookies per migliorare l'aspetto e l'uso del portale. I Cookies sono usati solo per le operazioni essenziali. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information