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Home Lettere al Direttore Globalizzazione dell'informazione e terrorismo

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Globalizzazione dell'informazione e terrorismo PDF Stampa
Scritto da Redazione   
Martedì 01 Gennaio 2008 01:00
Alla cortese attenzione del direttore Antonello De Pierro.
Viviamo in un pianeta che lentamente e velocemente aumenta a dismisura la fase storico-politica di globalizzazione delle economie, dei saperi, del costume, dell'informazione, che, nel complesso, dovrebbero fare da propulsore alla creazione di un mondo migliore, almeno nelle aspettative, rispetto a quello che ci ha preceduto, il quale era certamente pi— povero, malato, ignorante, ideologizzato e quasi permanentemente in uno stato di guerra di tutti contro tutti. La libera informazione e il liberismo in generale non possono esistere divise l'una dall'altro, e sono il manifesto ovunque diffuso e il marchio facilmente riconoscibile dell' ormai quasi ovunque condiviso sistema della libert…. Tuttavia, questa pur sempre migliorabile libert…, come ben sappiamo, a una certa parte del mondo Š invisa, ed Š oggetto non solo di critiche e continui attacchi anche da parte di alcune persone che godono dei privilegi, dei frutti e di tutti i vantaggi del pianeta liberale vivendo in questa parte del mondo che sopporta anche la critica pi— aspra, e con essa si confronta pubblicamente, ma Š anche fatta bersaglio di una vera e propria guerra terroristica da parte di alieni e alienati che vorrebbero riportare questa prima possibile era della modernit… e del progresso umano all'et… della pietra. Se il mondo progredito sta vivendo un lungo stato di ansia generale e di paura particolare a causa di questo confronto storicamente inaccettabile, e, giustamente vuole rinunciare il meno possibile ai propri principi liberali, primo tra tutti quello di comunicare, allora ben venga la diffusione tramite i mass media di ogni possibile notizia riguardante lo stato, la situazione e l'evoluzione politico-economica del sistema in cui viviamo nel micro e nel macrocosmo, ma, forse per una ridondanza informativa, accompagnata da eccesso di zelo giornalistico, Š allora il caso, dato che stiamo fronteggiando veri e propri attacchi di "guerra unilateralmente dichiarata", di esporre pubblicamente ad ogni telegiornale quali sono e saranno le contromisure militari e poliziesche poste in atto dalle nostrane democrazie europee per cercare di fronteggiare i possibili attentati? A mio modesto parere, non si ottiene alcun effetto deterrente, anzi, si stimola la fantasia dei possibili kamikaze a cercare strade alternative in modo che siano i terroristi a cogliere di sorpresa noi tutti e non viceversa. Sarebbe come indicare ad un ladro la via pi— facile, non controllata e indifesa, per entrare in casa nostra. Qualcuno ha mai sentito i tg di paesi come l'Iran, la Siria, la Corea del Nord, Cuba e altri buoni compagni "alternativi" del nostro viaggio terreno diffondere via etere o carta stampata quali siano i metodi di azione e reazione, i segreti e trucchi dei rispettivi autocratici stati assoluti di polizia? Sono le controparti che decidono di attaccare l'occidente, allora, che devono vivere ed operare nel dubbio, nell'incognita e nell'incertezza, e del tutto privati dell' informazione riguardante la visibile dislocazione delle pattuglie in divisa e no, l'ubicazione delle telecamere, dei controlli elettronici, e non sappiano nemmeno vagamente come e quali siano i piani di sicurezza, come funzioni il sistema di intervento e quant'altro, e quindi siano portati a riflettere a lungo prima di decidere di compiere qualche azione folle e scellerata che (come ha dimostrato recentemente l'Inghilterra) abortirebbe ancora prima di essere concepita. A meno che la nostrana cavalleria e artiglieria dell' occidente non sia talmente astuta da diffondere tramite la libera comunicazione pubbliche informazioni fuorvianti e fasulle atte a confondere il nemico e spingerlo su una falsa pista... altrimenti detta "disinformazione", nel qual caso, appunto, siamo realmente in un periodo storico bellico e, di conseguenza, ovunque senza eccezioni, viviamo in zona di guerra.

Francesco Martin
cittadino europeo

 

        

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