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Home Notizie Attualità e Cronaca Sicurezza e lavoro, via libera al decreto. Ma scoppia la polemica con la Cgil

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Sicurezza e lavoro, via libera al decreto. Ma scoppia la polemica con la Cgil PDF Stampa
Scritto da Redazione   
Sabato 28 Marzo 2009 00:31

Allarme della Cgil: «Così diminuiscono le responsabilità». Il governo presenta il dl. Epifani: «Errore grave». Sacconi: «Pregiudizio». Plaudono le piccole imprese

 

 

ROMA - Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto legislativo contenente disposizioni integrative e correttive al Testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

 Ora il decreto legislativo correttivo del decreto 81 dovrà andare all’esame delle competenti commissioni di Camera e Senato e della conferenza Stato-Regioni. Ma la modifica ha innescato una dura polemica con la Cgil. Epifani ha criticato il provvedimento («Un errore grave che il Paese fa fatica a comprendere). E Sacconi ha immediatamente risposto con pari polemica: «La Cgil ed Epifani non conoscono il testo e giá ci sono manifestazioni e dichiarazioni contrarie. Questa è la prova provata che dalla Cgil c'è solo pregiudizio. Non è più la Cgil di Di Vittorio pronta a confrontarsi sui testi con testardaggine anche con un Governo non amico. Qui abbiamo la Cgil del pregiudizio».

NOVITÀ - Tra le novità, secondo quanto annunciato, l'aumento delle le sanzioni pecuniarie rispetto a quelle finora previste. Resta l'arresto per il datore di lavoro che non procede alla valutazione del rischio nelle aziende considerate a rischio rilevante, mentre le sanzioni pecuniarie saranno aumentate del 50% rispetto a quelle previste dalla legge 626 del 1994 sulla sicurezza sul lavoro. (Leggi una sintesi delle novità principali)

LE CRITICHE DELLA CGIL - Guglielmo Epifani lancia l'allarme e parla di un «errore grave che la Cgil non comprende e che anche il Paese fa fatica a comprendere». Da tempo il sindacato aveva chiesto di non toccare il Testo unico e di avviare una sperimentazione per due anni. «In Italia non c'è bisogno di modifiche legislative continue che fanno venire meno la certezza della norma ed è questa una modifica di cui non si sentiva assolutamente il bisogno» ha detto Epifani alla presentazione del rapporto Ires-Cgil sui salari. Secondo il sindacato le modifiche non riguardano solo le sanzioni, che in ogni caso «si attenuano», ma anche altri capitoli che diminuiscono le responsabilità dei datori di lavoro. «Altri adempimenti andavano fatti e ci voleva più prudenza proprio ora che comincia il processo a Torino per l'Eternit e vediamo le immagini del rogo della Thyssen Krupp. Si è fatto invece un passo indietro». Le nuove norme, ha aggiunto Epifani, «spostano più responsabilità sul lavoratore che non sull'azienda».

LE PICCOLE IMPRESE APPLAUDONO- Il fronte favorevole alle nuove norme si apre con associazioni di categoria come la Confederazione dell'artigianato, xche parla di «importanti novità che riguardano prima di tutto le necessarie semplificazioni per rendere le disposizioni applicabili alle piccole imprese; la rivisitazione del sistema sanzionatorio che ha abbassato le singole sanzioni rendendole più proporzionali alle responsabilità dei singoli soggetti». O come la Confartigianato, che ritiene «opportuna la riformulazione delle sanzioni in base a criteri che mantengano la deterrenza e la dissuasività dei comportamenti scorretti, ma senza gli eccessi del Testo Unico che puniscono allo stesso modo gli errori formali e le violazioni che causano situazioni di pericolo reale per i lavoratori». Ma sul fronte politico ci sono già le posizioni negative dell'opposizione. Favorevole anche Confcommercio: «Il dl mira a promuovere una cultura ed una pratica sostanziale della sicurezza sul lavoro, puntando fortemente su politiche e strumenti di formazione e prevenzione, riducendo formalismi ed appesantimenti burocratici, razionalizzando l’apparato sanzionatorio, valorizzando gli enti bilaterali ai fini della certificazione dei modelli di organizzazione della sicurezza»
DI PIETRO: «LICENZA DI UCCIDERE» - La reazione politica più dura arriva da Di Pietro, che parla di «licenza di uccidere». Il leader dell'Idv spiega che «già le norme approvate dal governo sulla denuncia ritardata delle assunzioni favoriscono sfacciatamente il lavoro nero e il camuffamento degli incidenti sul lavoro. Ora si restringe ancora di più l'intervento degli ispettori del lavoro e si indeboliscono e riducono notevolmente le sanzioni per gli imprenditori che non applicano la disciplina sulla prevenzione. È un vero e proprio colpo di spugna che nella sostanza depenalizza il reato di omessa applicazione delle norme sulla sicurezza del lavoro e cancella l'aggravante di questi comportamenti sulla sanzione del reato. Il governo aveva detto che avrebbe dichiarato guerra agli infortuni sul lavoro. Non aveva detto però da quale parte l'avrebbe combattuta. Ora sappiamo che sta dalla parte degli omicidi». Più cauto ma ugualmente negativo il commento di una nota congiunta firmata da Enrico Letta, responsabile Welfare Pd, di Cesare Damiano, responsabile lavoro e di Tiziano Treu, vicepresidente commissione lavoro del Senato: «Ci riserviamo di vedere il testo. Come abbiamo più volte rilevato, non abbiamo obiezioni di fronte a correzioni formali o a miglioramenti soprattutto diretti a rafforzare la prevenzione e il controllo . Siamo però decisamente contrari a modifiche sostanziali che cambino l'impostazione di fondo del testo unico sulla sicurezza. Purtroppo, il governo ha già provveduto, nei mesi precedenti, ad apportare modifiche peggiorative».

 

Fonte

 

        

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