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Home Notizie Attualità e Cronaca Bare bianche, lacrime e dolore. L'addio alle vittime del terremoto

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Bare bianche, lacrime e dolore. L'addio alle vittime del terremoto PDF Stampa
Scritto da Redazione   
Venerdì 10 Aprile 2009 21:26

L'Aquila, tantissima gente ai funerali, nel piazzale 205 feretri. Berlusconi lo segue commosso tra la gente. Il messaggio del Papa: "Tragedia immane"

 

L'AQUILA - Quando mancano ancora due ore all'inizio dei funerali delle vittime del sisma che ha colpito l'Abruzzo, in tanti già affollano il cortile della caserma della Guardia di Finanza di Coppito.

Una lunga fila di macchine è incolonnata sulle strade che portano alla caserma. Alla fine il grande spiazzo si riempirà completamente. Di gente e di dolore. Nel mezzo ci sono 205 bare allineate. Alcune sono bianche. Coperte di peluche e orsacchiotti. Quella di Antonio Iovan, la vittima più piccola del terremoto, è lunga poco meno di mezzo metro. Antonio è morto prima di compiere tre mesi e la piccola cassa che lo contiene è sopra quella della mamma Darinca.
Sono funerali di Stato quelli di oggi. Funerali di una tragedia che ha segnato l'intero Paese. E che ha aperto gravi interrogativi sulle responsabilità. Alla spicciolata arrivano le autorità. Il presidente Napolitano, i presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani, il ministro dell'Interno Maroni e il sottosegretario Letta, il segretario del Pd Dario Franceschini, l'ex presidente Ciampi. Arriva anche Berlusconi che punta verso i familiari delle vittime. E' commosso, stringe mani e abbraccia. Si siede tra i parenti, una strana smorfia di dolore, quasi d'incredulità, sul volto. Le mani intrecciate che, in certi momenti oscillano dall'alto al basso, come a porre una domanda senza risposta. Più tardi, verso la fine delle esequie, raggiungerà i posti riservati alle autorità.
Si comincia con il messaggio del Papa letto dal suo segretario personale, monsignor George Gaenswein. Benedetto XVI definisce il terremoto "un'immane tragedia" ma chiede che si "continui a sperare senza cedere allo sconforto". In attesa di una sua visita in Abruzzo il Santo Padre dice di "condividere l'angoscia" e chiede a tutti "il coraggio di continuare a sperare senza cedere allo sconforto". Assicurando che la Chiesa "farà la propria parte", adesso che è il momento "dell'impegno in sintonia con gli organismi dello Stato".

Poi tocca al cardinal Bertone invitare alla speranza: "Sotto le macerie dell'Abruzzo la c'è la voglia di ripartire, di tornare a sognare". E nelle parole del prelato si fa strada il ricordo di Marco Cavagna, il pompiere morto per infarto mentre cercava di aiutare le vittime.
La commozione è palpabile. Le lacrime rigano i volti. Anche quelli dei rugbisti della squadra dell'Aquila. Sotto le macerie ha perso la vita uno di loro, Lorenzo Sebastiani, il pilone della squadra. Sulla bara qualcuno ha steso la maglia della Nazionale. Dolore e ancora dolore. C'è chi non regge e viene colto da malore. Chi si aggrappa ai volontari della protezione civile cercando conforto. Bertone e il vescovo dell'Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, benedicono le bare. Le note del Miserere rompono il silenzio. E' un dolore che unisce quello di oggi. Cristiani e mussulmani sono morti sono le macerie. Lo dice anche l'imam che legge un messaggio che parla di fratellanza tra le genti.
Alcuni parenti passano davanti alle sedie delle autorità, quasi per ringraziare. C'è una signora con un golf grigio e un grosso cerotto sull'orecchio che vuole stringere la mano a tutti: presidenti, premier, ministri. Lo fa con paziente insistenza e, a uno a uno, Napolitano, Berlusconi, Ciampi, Letta, Fini, Schifani, si alzano e l'abbracciano. E' un gesto come di coinvolgimento; contiene una richiesta d'impegno preso personalmente tra la signora col golf grigio e le autorità in grisaglia.
All'esterno una fila interminabile di carri funebri attende la fine dei funerali. La maggior parte della bare saranno sepolte nel cimitero dell'Aquila. Fuori i volontari non si fermano. Continuano a scavare tra le macerie. Nonostante le scosse non smettano di far tremare la terra.

Fonte

 

        

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