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Il Cavaliere, Ghedini e Tarantini al varietà delle contraddizioni PDF Stampa
Scritto da Redazione   
Mercoledì 22 Luglio 2009 10:24

Negare è la prima regola dei corifei azzurri. Salvo smentirsi o essere smentiti da altri. La seconda regola è banalizzare. E poi c'è la campagna di discredito contro la D'Addario



Ghedini e Berlusconi in Parlamento

Lo ha negato ostinatamente, ha evocato trame oscure e complotti assassini, ma Silvio Berlusconi sapeva che Patrizia fosse una prostituta perché i patti prevedevano che dovesse pagarla.

Il "regalo" del Cavaliere aveva promesso Gianpaolo Tarantini alla signora.

La voce di Silvio Berlusconi, le parole di Patrizia D'Addario, ascoltate ora nelle registrazioni messe a disposizione dall'Espresso, rendono onirici i discorsi, le parole e i gesti distribuiti nel corso del tempo dal capo del governo, dal suo avvocato Niccolò Ghedini, dai corifei azzurri, dai commessi obbedienti dell'informazione. Stiamo soltanto al presidente del Consiglio e al suo consigliere legale. Il fatto è stranoto a chi non guarda soltanto i telegiornali controllati dal "sultano" anche se pagati dal contribuente. Patrizia D'Addario racconta di aver fatto sesso a pagamento con il capo del governo, la notte del 4 novembre 2008 (la paga un ruffiano, Gianpaolo Tarantini, benvenuto e atteso ospite delle feste del premier).

La donna raccoglie, a Palazzo Grazioli, fotografie e registrazioni di quella notte. La sua testimonianza è fin dalle prime battute di una solidità che imporrebbe cautela, economia verbale. Ghedini muove per primo. Il suo passo, come sempre gli capita, pretende di eliminare l'evento, come se il fatto concreto (una prostituta a Palazzo Grazioli) potesse essere cancellato: è uno sgorbio sulla lavagna. "Non credo che la D'Addario sia mai andata a casa del premier", dice Ghedini (Ansa, 17 giugno). C'è un metodo nella tecnica dell'avvocato e del suo Capo: non esiste alcun criterio di verità praticabile, soltanto opinioni e "credenze" che durano un giorno. E' una credenza o un'opinione che la D'Addario sia stata a Palazzo. Le informazioni che gli giungono da Bari (occhio, le registrazioni sono state consegnate al pubblico ministero e sono inesorabili) devono consigliargli una maggiore prudenza.

Il secondo passo tende a minimizzare gli esiti giudiziari. "Ancorché fossero vere le indicazioni di questa ragazza, e vere non sono, il premier sarebbe l'utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile". (Affaritaliani.it, 17 giugno). Escluso ogni danno legale, Ghedini passa a banalizzare quel che è accaduto: se pure fosse vero quel è accaduto ma non è vero quel che è accaduto (Ghedini sa essere psichedelico), Berlusconi "sarebbe soggetto inconsapevole". Quella sera, ammesso che la D'Addario fosse lì ma non è vero che fosse lì, Berlusconi è stato soltanto affascinato dalla bellezza di quella donna che non sapeva si prostituisse. Gli dà manforte Gianpaolo Tarantini.

Intervistato dal quotidiano della Casa, il ruffiano nega di pagare le signore "per prestazioni intime" con il premier: "Il presidente non poteva immaginare che io rimborsassi a delle ragazze le spese che dovevano sostenere per venire a Roma. Se avessi saputo che Patrizia D'Addario faceva la escort non l'avrei mai frequentata e tantomeno l'avrei portata a cena col presidente. Si era presentata come figlia di un imprenditore del settore edile" (Il Giornale, 27 giugno).

Vediamo come vanno davvero le cose nei documenti sonori dell'Espresso. Tarantini chiama Patrizia: "Ti passo a prendere alle nove e un quarto, andiamo lì...". Tarantini sa che Patrizia è una prostituta: "Lui non ti prende come una escort, capito? Lui ti prende come un'amica mia, che ho portato...". Tarantini sa che c'è l'eventualità che Patrizia debba fare sesso con il "sultano": "... Poi se lui decide rimani lì...". Se viene "eletta" per una notte "favorita" del serraglio, sarà ospitata nel "letto grande". Patrizia vuole essere pagata, beninteso: "Mille per la serata". I patti sono chiari. Gianpaolo non paga l'intera posta, solo un gettone, il resto tocca al "sultano". Dice "Mille te li ho già dati... poi se rimani con lui... ti fa il regalo solo lui...". Dunque, "se fa il regalo" Berlusconi è consapevole del lavoro di Patrizia. Non è il povero diavolo raggirato da invitati ingrati. E' questa la linea di difesa che il premier propone in pubblico. "Purtroppo abbiamo sbagliato l'ospite, e lui ha sbagliato l'ospite dell'ospite" (Ansa, 25 giugno).

Se ci sono limiti allo stravagante, si deve concludere al contrario che Berlusconi sollecita e sa qual è l'impegno di Tarantini e il lavoro professionale delle amiche che gli porta in casa. Gianpaolo conosce finanche le abitudini sessuali del premier ("Non usa il preservativo"). Prepara le "ragazze". Le rassicura che Berlusconi "farà il regalo". Patrizia D'Addario protesterà, il giorno dopo, che nessuna busta le è stata data. Tarantini se ne meraviglia.

Le registrazioni sgonfiano quel che ci è stato raccontato finora. Ghedini ci aveva rassicurato che nessuno poteva essere così sciocco da credere che il "sultano" dovesse pagarsi il sesso. "Il presidente non ha bisogno che qualcuno gli porti le donne. Pensare che Berlusconi abbia bisogno di pagare 2000 euro una ragazza, perché vada con lui, mi sembra un po' troppo. Penso che potrebbe averne grandi quantitativi, gratis" (Corriere, 17 giugno). Falso. Come falso è quel che racconta Berlusconi a un salariato della Casa: "Ha mai pagato una donna perché restasse con lei?". Risponde: "Naturalmente no. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia, se non c'è il piacere della conquista..." (Chi, 24 giugno).

Più che falso, è colpevolmente menzognero il Cavaliere quando la butta in politica, adombrando alle spalle della D'Addario un complotto e un partito. "C'è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D'Addario" (Chi, 24 giugno). Non c'è il mandato del ruffiano amico che ha ingaggiato Patrizia, e non solo, per animare le sue notti, ma addirittura il solito "progetto eversivo".

Questa è la scena, questo il metodo. Primo, negare. Lo si è visto anche lunedì alla diffusione dei primi nastri. "Materiale senza pregio, del tutto inverosimile e frutto di invenzione", dice Ghedini (Ansa, 20 luglio). Quel che sentivamo era "frutto di un'invenzione" meglio tapparsi le orecchie. Secondo, banalizzare. Nessun eccesso del Cavaliere, soltanto un invito infelice. Le parole di Tarantini liquidano anche questa: "... Poi ti fa il regalo solo lui...". Terzo, il discredito contro la donna: "E' stata mandata e retribuita benissimo". Il solo che l'ha "retribuita" è stato Tarantini, Berlusconi se n'è dimenticato anche se lo doveva fare come era nei patti.

L'audio delle conversazioni a Palazzo Grazioli documenta che il capo del governo ha mentito a gola piena dal primo giorno di questa storia (terzo capitolo di uno scandalo cominciato con le Veline e continuato con Noemi). Non si può far torto a Luigi Zanda che ieri nell'aula di Palazzo Madama ha detto: "Gli ultimi scampoli di conversazione resi noti ieri e oggi sono lì a dimostrare quanto ci sia bisogno che chi governa il nostro Paese dica la verità. Anche nel dire il vero e il falso, il presidente Berlusconi ha superato ogni limite consentito. Non esiste alcuna nazione dove la menzogna dei governanti non corrompa pericolosamente la società e le istituzioni".

Fonte

 

        

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