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Il Tar boccia Pdl e decreto: «Non si può applicare» PDF Stampa
Scritto da Redazione   
Martedì 09 Marzo 2010 12:08

«Questa è una storia a puntate quando e come finisce lo decidiamo noi». A muso duro, sotto le luci al neon del tribunale di Roma, Vincenzo Piso, coordinatore del Pdl laziale e del pasticciaccio romano, ha appena scandito quella che, nella sua sceneggiatura, doveva essere la battuta finale.

Quando una ragazza gli mostra la dichiarazione del ministro dell’Interno. «Se il Tar decide, la lista è fuori nonostante il decreto». «Ecco abbiamo scherzato», fa per andarsene Piso lasciando davanti alla fatidica stanza 23, Alfredo Milioni e Giorgio Polesi, rispolverati come due attori a fine carriera per ripresentare la lista-fantasma del Pdl. «Aspettate tranquilli», li saluta il cancelliere, consegnando loro la ricevuta che certifica che l’atto mancato, grazie al decreto e alla riapertura dell’ufficio elettorale, è compiuto.

Subito dopo il cambio di scena è improvviso. Da piazzale Clodio al Palazzo del Tar. La sentenza che a sera i giudici chiamati a pronunciarsi sul ricorso del Pdl consegnano impone tutt’altro finale. Il Pdl è fuori, la lista resta esclusa. Il decreto partorito di notte a palazzo Chigi «non può trovare applicazione» - spiega la sentenza - perché le elezioni regionali per la Costituzione sono competenza della Regione. E poi, ammesso che per stare nei termini bastava - da decreto - essere entro le 12 dentro al tribunale «muniti della documentazione», chi dice se Polesi e Milioni avevano con sé quel giorno proprio la documentazione presentata oggi con tanto di ricevuta al riaperto ufficio elettorale?

Il mistero nella scatola
È la scatola abbandonata dai due malcapitati presentatori il 27 febbraio nei corridoi del tribunale, con tutto o parte del materiale elettorale da consegnare, che si prende la rivincita. Da vera protagonista. Sono le 12.15 quando Milioni e Polesi entrano in tribunale per riprendersela. Questa volta a tenerli sotto controllo c’è tutto il quartier generale del Pdl. L’ex azzurro Sammarco marca a uomo il sorvegliato speciale, Alfredo Milioni, che straparla lo stesso. Pallone (l’altro Alfredo) fa il battitore libero. Piso tiene a bada i giornalisti. Alemanno ha mandato il suo capo segreteria a vigilare, Lucarelli, ex Forza nuova. E poi ci sono Abrignani, Marsilio, la sottosegretaria Saltamartini, Aracri.

L’effetto è da armata Brancaleone. Prima tappa: l’ufficio dei carabinieri, che custodiscono la scatola dalla sera del 27 febbraio. «Ma non è mica un ufficio-depositi», fa notare l’avvocato del Pd Luca Petrucci, con l’Idv Pedica a protestare. Dopo 20 minuti di “parlamento” comunque parte la processione. La scatola avanti, in mano ai carabinieri, il corteo di parlamentari e guardiaspalle dietro. Quando giunge nella stanza 23, Milioni si siede per l’emozione. Sembra fatta. In attesa che i cancellieri esaminino e fotocopino tutto il materiale per Perugia (dove è depositata la denuncia del Pdl per abuso d’ufficio) va in scena la boria di chi sente la vittoria in pugno. E la prudenza di chi non vuole altri pasticci. La prima fa dire a Piso: «Risponderanno delle falsità dette», «la Bonino non faccia la Madonna della legalità», «volte sapere la lista fantasma? Mussolini, Hitler..», «volete la verità? Pagate Milioni...». La seconda spinge Sammarco a mettere una mano sulla spalla a Milioni ogni volta che fa per aprire la bocca. Quello che fugge al controllo è pura comicità. «Tranquillo?», gli domandano. «Mica tanto...»

Preveggente. A scatola consegnata il vero giallo recita: cosa conteneva il 27 all’ingresso del tribunale? «Ma è stata sempre in custodia dei carabinieri», assicura Piso. In realtà, quel sabato, i carabinieri di sorveglianza davanti alla stanza 23 l’hanno tenuta d’occhio dalle 14.30 fino alle 17. Poi Piso è andato a riprendersela. E solo alle 19.30 l’ha riconsegnata all’ufficio carabinieri. Così spiega il verbale che ha dato al Tar - e all’ufficio elettorale che deve pronunciarsi sulla nuova consegna - l’argomento decisivo. Cosa è stato tolto o messo dentro in quelle due ore? Chi garantisce che la «documentazione» sia la stessa di cui erano muniti Milioni e Polesi al loro ingresso nel tribunale?

Fonte

 

        

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