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Home Notizie Attualità e Cronaca Fratello ucciso da Polizia? L’Italia dei Diritti si stringe attorno a Marinelli

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Fratello ucciso da Polizia? L’Italia dei Diritti si stringe attorno a Marinelli PDF Stampa
Scritto da Redazione   
Giovedì 15 Settembre 2011 11:26

Il presidente del movimento Antonello De Pierro esprime la sua solidarietà al responsabile per il Lazio e per la Tutela dei Consumatori e chiede che sia accertata la verità: “Se ci sono state delle responsabilità auspichiamo che vengano accertate  e che chi ha sbagliato paghi in maniera esemplare. Condividiamo con Vittorio il dolore per la grave perdita subita e soprattutto l’impegno affinché, per una vita spezzata troppo presto, sia fatta giustizia”

 

Roma - Una gravissima tragedia ha colpito Vittorio Marinelli, responsabile per il Lazio e per la Tuteladei Consumatori dell’Italia dei Diritti. Suo fratello Luigi, 48 anni, è deceduto in circostanze ancora da chiarire, ma che, alla luce di alcuni elementi emersi nell’arco temporale che ha visto il divenire progressivo degli eventi fino al tragico epilogo, allungano pesanti ombre di dubbio sull’operato di qualcuno tra gli agenti di polizia intervenuti. Il germano dell’esponente del movimento extraparlamentare, invalido civile affetto da schizofrenia, si trovava in casa con la madre, un alto dirigente ministeriale in pensione, con cui stava discutendo e sembra che avesse minacciato di usare le mani. La donna, per evitare il peggio, allertava il 113 che inviava sul posto del personale in divisa. A quanto pare sembrerebbe che i primi agenti intervenuti abbiano applicato alla lettera quanto stabilito dal protocollo di intervento e sarebbero riusciti a calmare l’uomo conquistandone la fiducia. La situazione sarebbe poi precipitata quando lo stesso avrebbe chiesto di allontanarsi per raggiungere la sua compagna. Qui, alla presenza del fratello Vittorio, di professione avvocato, giunto da pochi minuti, gli sarebbe stato impedito, giustamente oseremmo dire, in quanto sembra che questi fosse ancora un po’ su di giri. Ma questo rifiuto avrebbe scatenato la sua reazione, che sembra abbia ricominciato ad agitarsi, trattenuto a fatica da tre agenti, che non riuscendo da soli a gestire la situazione, avrebbero chiamato rinforzi. E’ qui il punto da cui inizia il modus operandi contestato dalla famiglia, che parla di analogie col caso Adrovandi, il diciottenne  di Ferrara percosso e ucciso da quattro poliziotti poi condannati per i fatti loro contestati. Infatti pare sia giunto sul posto un altro agente di corporatura molto robusta, un vero energumeno, che sarebbe saltato addosso all’uomo ammanettandolo e bloccandolo violentemente contro la porta spingendo con il ginocchio contro la sua schiena. Secondo quanto riferito dal dirigente dell’Italia dei Diritti, suo fratello avrebbe iniziato a sentirsi male, diventando cianotico, con lapalissiane difficoltà respiratorie, e lui avrebbe iniziato a gridare chiedendo di togliere subito le manette, ma pare non ci fossero le chiavi, portate poi da altri agenti. Quando queste sono state rimosse non c’era più nulla da fare, se non un maldestro tentativo di rianimazione che sembra che gli agenti abbiano cercato di fare tramite un massaggio cardiaco. Dulcis in fundo l’arrivo dell’ambulanza, dopo circa un’ora, il decesso del malcapitato, un esame autoptico da cui risulterebbero diverse costole rotte e un’emorragia epatica.

A testimoniare la vicinanza di tutto il movimento a Vittorio Marinelli e alla sua famiglia è intervenuto il presidente Antonello De Pierro: “Alla luce dei fatti emersi, tutti naturalmente da accertare, parlare di analogie con il caso Aldrovandi mi sembra un po’ azzardato, lì si trattò di violenza gratuita, deprecabile e brutale contro un ragazzo inerme in una congiuntura di grave sottomissione psicologica della vittima, con la capacità di reagire annientata dal terrore del frangente e dal dolore delle percosse, da parte di quattro agenti che purtroppo, per quanto ne sappia, sono ancora in servizio. Qui la situazione è molto diversa, se non nella causa del decesso, che con ogni probabilità è da attribuirsi a ipossia per compressione toracica a causa della postura a cui la vittima è stata costretta suo malgrado. Ciò non toglie che, in base agli elementi testimoniali oculari riferitici da Vittorio, qualcosa nell’applicazione del protocollo procedurale sia stata disattesa. Indubbiamente qualcuno ha superato i limiti concessi dalla codifica normativa. Il tutto, compreso l’inspiegabile ritardo dell’ambulanza, ha causato la morte di una persona. Se ci sono state delle responsabilità auspichiamo che vengano accertate  e che chi ha sbagliato paghi in maniera esemplare. Eventi tragici come questo in un paese civile non possiamo accettare che avvengano, è necessaria una maggiore professionalità, perché purtroppo l’approssimazione e la superficialità regnano sovrani. Ci stringiamo attorno a Vittorio Marinelli, che è una delle colonne portanti dell’Italia dei Diritti, e alla sua famiglia, condividendo il dolore per la grave perdita subita e soprattutto l’impegno affinché, per una vita spezzata troppo presto, sia fatta giustizia, dopo aver appurato le eventuali colpe dirette o indirette”.

 

 

        

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