Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro colpito al volto da un cittadino vicovarese dopo aver parcheggiato davanti ai un bar. Dopo l'interruzione del comizio a Vicovaro lo Stato fallisce ancora la protezione di un soggetto a rischio

Roma - La lunga scia di tensioni che ha accompagnato la campagna elettorale nella Valle dell’Aniene è culminata, nel tardo pomeriggio di lunedì 25 maggio, in un’aggressione fisica brutale ai danni di Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro. Un pugno alla mandibola, sferrato con modalità che ricordano le imboscate più buie della cronaca politica, ha trasformato il giorno del verdetto delle urne in una pagina di cronaca nera.

La dinamica, un’aggressione a freddo

Tutto avviene a pochi minuti dalla proclamazione del sindaco di Percile, Claudio Giustini. De Pierro, dopo essersi congratulato con il primo cittadino, si allontana dal seggio in compagnia di Luca Hammad, candidato sindaco nelle file del movimento e appena proclamato consigliere comunale per la lista dell'Italia dei Diritti-De Pierro. I due decidono di recarsi al bar "Il Chiosco", a poche centinaia di metri di distanza, per un breve momento di ristoro prima che il leader prosegua il tour verso Vicovaro e Anguillara Sabazia.

È qui che scatta l'agguato. Appena De Pierro parcheggia la propria autovettura, un uomo identificato come un cittadino residente a Vicovaro si scaglia contro l’auto del giornalista. Non c’è spazio per il dialogo: l’aggressore, spinto da un livore legato all’esito del voto inizia a urlare e inveire accusandolo non si comprende bene di quali colpe. Prima ancora che De Pierro possa scendere dal veicolo, l'uomo colpisce ripetutamente attraverso il finestrino aperto. De Pierro riesce a parare i primi fendenti con il braccio, ma un ultimo colpo raggiunge con violenza la mandibola, scuotendo il leader del movimento mentre è ancora bloccato nel sedile di guida.

La gestione del caos e l'intervento dei Carabinieri

Nonostante il trauma fisico, De Pierro dimostra una lucidità fuori dal comune. Evita la reazione fisica e, per guadagnare secondi preziosi contro un assalitore ancora fuori controllo, non contatta il numero unico di emergenza, ma chiama direttamente sul cellulare il sindaco Giustini. La richiesta è secca: far intervenire immediatamente i Carabinieri di Licenza, presenti a presidio dei seggi a breve distanza.

In pochi minuti, il comandante della stazione di Licenza giunge sul posto con i suoi uomini. La presenza delle divise sembra placare parzialmente l’aggressore, che tuttavia continua a proferire minacce anche davanti ai militari dell’Arma. I Carabinieri provvedono all’identificazione del soggetto e invitano De Pierro a sporgere querela, mentre il neo-proclamato consigliere Luca Hammad, testimone oculare dello sconcerto collettivo, assiste alla scena di una democrazia ferita fisicamente.

La maratona del dolore, da Vicovaro al pronto soccorso

L’orgoglio politico e il senso di responsabilità verso la propria squadra portano De Pierro a non interrompere immediatamente la sua giornata. Nonostante il dolore crescente alla parte inferiore del volto, il leader si reca prima a Vicovaro, per dare supporto alla candidata Maria Celentano, e successivamente punta verso Anguillara Sabazia.

È qui, tra il lago di Bracciano e le colline sabatine, che la sintomatologia legata al trauma cranio-facciale si fa più fastidiosa. Accompagnato dalla responsabile d'area Ylenia Massimini, De Pierro è costretto ad arrendersi al dolore e a recarsi d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Bracciano. I sanitari lo accolgono in tarda serata per sottoporlo agli accertamenti radiografici necessari a escludere fratture o lussazioni permanenti alla mandibola, emettendo un referto che ora peserà come un macigno nel fascicolo giudiziario.

Le implicazioni istituzionali, un pugno allo Stato

L'aggressione di Percile non è un episodio isolato. È il terminale violento di una settimana di "muro contro muro" dove De Pierro aveva ripetutamente denunciato l'assenza di sicurezza e l'inattuazione delle ordinanze prefettizie.

"Questo pugno è la firma di chi non ha altri argomenti, ma resta comunque un atto insensato" commentano dal quartier generale dell'Italia dei Diritti-De Pierro

Ma la domanda che ora rimbalza verso la Prefettura di Roma è un’altra: come è stato possibile che un leader politico, già oggetto di minacce e aggressioni criminali in passato, sia stato lasciato solo a gestire la propria incolumità in territori così caldi?

I legali del movimento sono già pronti. La battaglia, dopo le piazze e le urne, dovrebbe spostarsi nelle aule di tribunale, mentre Antonello De Pierro si trova a fare i conti con i segni fisici di una campagna elettorale che, per l'ennesima volta, ha scambiato il confronto con la violenza.