Dalle scrivanie operose di viale Mazzini al proscenio dell’immaginario collettivo. Ritratto di un uomo che trasforma il passato in un presente vibrante e necessario

di Antonello De Pierro

Roma - La memoria non è un magazzino di polvere, ma un forziere di luce che attende solo la mano giusta per essere schiuso. È questo l'assunto concettuale che affiora, prepotente e inarrestabile, mentre la nostra parentesi riflessiva si posa sulla parabola umana e professionale di Massimiliano Canè. Parlare di lui non significa semplicemente elencare i titoli di coda di un fortunato programma televisivo; significa immergerci in un percorso che ha il sapore della verità documentale, quella che non si piega alle mode passeggere di una comunicazione spesso urlata, vuota e tragicamente autoreferenziale.

Canè rappresenta quell’Italia che non dimentica, quel pragmatismo colto che sa scavare nelle viscere degli archivi per restituirci l’essenza di ciò che siamo stati. La sua ascesa nei corridoi della Rai non è stata il frutto di un colpo di dadi fortunato o di una benevola concessione del destino, ma la semina paziente di chi, con la forza della perseveranza, ha saputo trasformare una passione viscerale in una missione culturale di altissimo profilo.

Il coraggio di una scelta controcorrente

Ricordiamo con una punta di ammirazione "amarcord" i suoi esordi. C’era un tempo in cui Massimiliano viveva la stabilità del mondo aeronautico, tra i ranghi di un’Alitalia che ancora profumava di bandiera. Eppure, il richiamo della creatività, quel demone positivo che agita le anime elette, lo ha spinto a lasciare la terraferma delle certezze professionali per tuffarsi nel mare magnum della televisione.

Dal 2001, anno del suo ingresso ufficiale nel tempio di viale Mazzini, Canè ha iniziato a tracciare un solco significativo. Lo abbiamo visto muoversi con la destrezza di un chirurgo dell'immagine accanto a giganti del calibro di Michele Guardì, un regista di razza da cui ha appreso il rigore, la disciplina e quella cura quasi maniacale per il dettaglio che oggi è merce rara. Ma è nel sodalizio con il compianto Paolo Limiti che Massimiliano ha affinato quella sensibilità da ricercatore dell’anima, capace di vibrare davanti a un reperto filmato come se fosse un reperto archeologico di inestimabile valore.

Techetechetè, lo scrigno che sfida l'oblio

Se oggi il pubblico italiano può godere di quel miracolo televisivo chiamato Techetechetè, lo deve in gran parte alla sua visione prospettica. Canè non è un semplice "selezionatore" di ricordi; è un autore che usa il montaggio come uno strumento per spianare la strada a una nuova consapevolezza storica. Le sue narrazioni — pensiamo a quella struggente dedicata a Mango o ai tributi alla divina Raffaella Carrà — non sono meri esercizi di stile, ma risposte eleganti a quel provincialismo che vorrebbe la televisione del passato come un capitolo definitivamente chiuso.

Egli ha risposto con i fatti a certi critici impolverati, personaggi che spesso faticano a distinguere il valore della conservazione dal semplice immobilismo. Al contrario, Massimiliano ha dimostrato che il fascino di un’immagine d'annata è un’entità immortale, capace di dialogare con le nuove generazioni senza perdere un grammo della sua forza evocativa.

Il collezionista di emozioni tra set e realtà

Analizzando la sua figura col microscopio della riflessione razionale, ci accorgiamo che Canè è rimasto, nonostante il successo, un uomo profondamente legato alla sostanza delle cose. Non ha mai inseguito il bagliore fatuo dei cosiddetti Vip., di quelle figure che spesso disertano i sentimenti veri per rincorrere l’apparenza. Lui preferisce il dialogo con gli oggetti che hanno fatto la storia: il telefono firmato dalla Carrà, i video inediti dei grandi cantautori, i frammenti di una nazione che, attraverso il suo sguardo, continua a riconoscere la propria identità.

La sua collaborazione con Carlo Conti ne I migliori anni o il suo contributo al recente documentario sul beat italiano sono solo le tappe di un viaggio che non conosce soste. Canè ricarica costantemente le pile della creatività, nobilitando il piccolo schermo con una professionalità scevra da compromessi e regalando al pubblico una televisione che sa essere, contemporaneamente, spettacolo e cultura.

L’indelebile firma della competenza

Mentre concludiamo queste righe, ci rendiamo conto che la figura di Massimiliano Canè è come quei fogli carichi di stima che circolano tra chi la TV la fa davvero. In un’epoca troppo spesso martellata da una subcultura che premia l'arroganza e la velocità fine a sé stessa, egli rappresenta l'eccellenza che continua a produrre idee.

Difendere la memoria, in fondo, significa difendere il diritto di un popolo a non smarrire le proprie radici. Massimiliano Canè ha scritto, con i caratteri della dignità e della competenza, un nome che continuerà a brillare nel panorama dei media nazionali. Egli è qui, tra i nastri magnetici e le nuove tecnologie digitali, a testimoniare che il talento, quando incontra la dedizione assoluta, diventa una firma indelebile sul libro della nostra storia comune.