Dal set monumentale di Sergio Leone alla candidatura agli Oscar con Exit, fino ai successi della grande fiction civile d'impegno: l’omaggio solenne a un maestro del cinema, del teatro e della musica che ha fatto del rigore narrativo e della difesa della meritocrazia la propria trincea di civiltà

di Antonello De Pierro
Roma - Mentre la palude dell'audiovisivo contemporaneo si inabissa in un’arida sequenza di prodotti omologati, concepiti negli alambicchi di un algoritmo senza anima o assemblati da una sottocultura imperante che vorrebbe spalancare le porte della notorietà a meteore d’argilla sprovviste di qualsiasi spessore, studio e radice, avverto l’impellente dovere etico di spalancare l’archivio mnemonico e rivolgere lo sguardo verso chi ha saputo forgiare la propria carriera sulla roccia incrollabile della disciplina quotidiana, della versatilità e del rispetto per il pubblico. In un’epoca sfigurata dal morbo dell’improvvisazione e dal cialtronismo elevato a sistema, dove l’ostentazione coatta pretende di soppiantare il peso specifico della maestria tecnica e della solida gavetta,, la parabola umana e professionale di Stefano Reali si erge come un baluardo inespugnabile di dignità estetica, valore culturale ed eccezionale statura drammaturgica.
Quando si scandaglia il profilo artistico di Stefano Reali, non ci si imbatte semplicemente in un regista o in uno sceneggiatore, ma ci si trova di fronte a un autentico umanista della contemporaneità. La sua formazione è una cattedrale strutturata su basi granitiche: il diploma in musica jazz al Conservatorio e la specializzazione in regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia rappresentano il biglietto da visita di chi non ha mai cercato scorciatoie. Muovere i primi passi nell'universo del cinema al fianco di un gigante immortale come Sergio Leone, nel cantiere epico di C'era una volta in America, ha impresso nella sua cifra stilistica un senso sacro per l'inquadratura, una gestione d'orchestra degli spazi e un'attenzione maniacale per il ritmo narrativo. Non è un caso se già nel 1987, con il cortometraggio Exit scritto e diretto insieme a Pino Quartullo, Reali sia arrivato a sfiorare la conquista dell'Oscar, portando l'eccellenza della scuola italiana sul proscenio più ambito della settima arte mondiale.
Ma la versatilità di Stefano Reali non si è fermata ai confini della pellicola. La sua profonda conoscenza della macchina da presa si è intrecciata con la maieutica dell'insegnamento, contribuendo a formare generazioni di attori nei corsi di acting for the camera all'interno del Laboratorio di Arti Sceniche diretto dall'indimenticabile Gigi Proietti. Nel teatro di prosa, la sua penna si è distinta per un'ironia amara e una chirurgica anatomia delle debolezze umane, regalando al pubblico capolavori drammaturgici come Operazione, poi trasposto sul grande schermo con la celebre pellicola In barca a vela contromano con Valerio Mastandrea, capace di unire la risata di pancia a una spietata riflessione sulle nevrosi del nostro tempo.
Ciò che rende la figura di Reali un punto di riferimento inamovibile nel panorama culturale italiano è la sua straordinaria capacità di convertire la narrazione televisiva in uno strumento d'inchiesta civile e di profonda elevazione etica. Quando la fiction italiana rischiava di adagiarsi nel comodo alveo delle melensaggini di scuderia, Stefano Reali ha firmato opere destinate a rimanere scritte a lettere di fuoco nell'immaginario collettivo: dai record di ascolto e dal valore simbolico di Ultimo con Raoul Bova a Le ali della vita con la coppia d'acciaio Virna Lisi e Sabrina Ferilli, passando per L'uomo sbagliato con Beppe Fiorello, premiato al Festival di Biarritz come vertice di denuncia della malagiustizia, fino a Lo scandalo della Banca Romana e Storia di una famiglia perbene. Opere in cui Reali non si è limitato a dirigere gli attori con piglio magistrale, ma ne ha spesso composto anche le colonne sonore, dimostrando una padronanza polifonica totale in cui la nota musicale si fa prolungamento emotivo della sceneggiatura.
Vedere un autore della sensibilità, della cultura e del rigore di Stefano Reali continuare a lavorare a schiena dritta, difendendo la qualità della scrittura e il valore del lavoro artigianale contro il dilagare di un'industria sempre più cinica e distratta, provoca una sollecitazione emotiva senza precedenti nello spettatore. Sono l’emozione e l'orgoglio di chi, come me, combatte ogni giorno in prima linea contro il degrado dei valori e la memoria corta delle istituzioni, ma ritrova la carica per continuare a lottare quando vede trionfare il merito autentico, la gavetta vera e la maestria d'autore.
A Stefano Reali va il mio tributo d’incrollabile stima d’attacco. Dalle colonne di Italymedia.it e dalla nostra trincea culturale continueremo a impugnare senza tregua lo scettro dell’indignazione contro il cialtronismo e le meteore di plastica, custodendo con orgoglio nel giardino della memoria e della riconoscenza le pietre d'angolo della nostra migliore tradizione cinematografica e teatrale.