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Roma - Le elezioni comunali del 24 e 25 maggio a Percile assumono oggi una rilevanza che travalica i confini locali, diventando un caso di studio nazionale sulla democrazia e l'inclusione. All'interno della lista guidata dal candidato sindaco Luca Hammad, il movimento Italia dei Diritti-De Pierro ha calato l'asso: la candidatura di Fabrizio Massimini, cittadino con disabilità motoria. Una mossa che il presidente del movimento Antonello De Pierro commenta in questa intervista fiume, tracciando la linea di una battaglia che promette di cambiare per sempre il volto e l'accesso del borgo.
Presidente De Pierro, la candidatura di Fabrizio Massimini a Percile sta facendo rumore. Qualcuno la definisce una mossa audace, altri una sfida aperta all'attuale amministrazione. Qual è la verità?
"La verità è che la candidatura di Fabrizio Massimini è un proiettile di civiltà puntato contro il cuore del castello burocratico di Percile. Non è una sfida, è la realtà che bussa alla porta di chi ha fatto finta di non vedere per anni. Schierare Fabrizio nella lista di Luca Hammad significa dire: 'Ecco, questo è un cittadino che vuole servire il suo paese, ma a cui voi state impedendo fisicamente di farlo'. Fabrizio è la carne e il sangue di una battaglia per i diritti che l'Italia dei Diritti- De Pierro porta avanti da quando è nata. A Percile le chiacchiere stanno a zero: ora servono i fatti."

Roma - Il movimento Italia dei Diritti–De Pierro si appresta a vivere le elezioni del 24 e 25 maggio come un punto di svolta storico. Non si tratta solo di numeri o di percentuali, ma di un’espansione territoriale che tocca corde emotive profonde, specialmente in Basilicata. In questa regione, dove i borghi sembrano scolpiti nella storia, il giornalista Antonello De Pierro ha deciso di scommettere su figure di fiducia e su un modello di controllo sociale che non ha eguali nel panorama italiano. Lo abbiamo incontrato per capire come si conciliano l’affetto per la terra dei padri e la fredda determinazione del "metodo De Pierro".
Presidente De Pierro, la presenza del suo movimento in Basilicata quest'anno sembra avere un sapore diverso, quasi intimo. Perché questa regione è così centrale per Lei?
"È una domanda che tocca le corde del mio cuore. La Basilicata è la terra che ha dato i natali ai miei genitori e rappresenta il mio Dna. Mio padre Vincenzo era di Roccanova, mia madre Lucia Salvati di Gorgoglione. Presentare le nostre liste qui non è una semplice operazione politica, ma un atto di restituzione verso una terra che ha forgiato i valori di rettitudine e onestà che cerco di trasporre ogni giorno nella mia attività pubblica. È un cerchio che si chiude, un ritorno alle origini per onorare la memoria di chi mi ha preceduto."
Tra i vari comuni, Castronuovo di Sant'Andrea ha un'importanza particolare. Ci spiega il legame con questo borgo?
"Castronuovo è un luogo dell’anima. È il paese natale di mia nonna paterna. Una donna che purtroppo non ho mai conosciuto, poiché è venuta a mancare giovanissima, quando mio padre aveva soltanto due anni. Castronuovo e Roccanova sono divise da pochissimi chilometri, meno di dieci minuti d’auto, ma unite da una storia familiare comune. Vedere il simbolo dell'Italia dei Diritti correre in quelle strade è per me una commozione profonda. Per questo ho voluto lì una candidata di assoluto spessore come Maira Nacar."
Roma - Mentre l’Italia si interroga sulle grandi riforme, nei piccoli centri come Percile la realtà quotidiana sbatte contro muri di pietra e indifferenza. Una scalinata ripida, un Palazzo Borghese inespugnabile e un’amministrazione che sembra guardare altrove: è questo il teatro dello scontro politico acceso da Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti - De Pierro. In questa intervista esclusiva, il leader del movimento analizza il "caso Percile" non come un episodio isolato, ma come il sintomo di una malattia istituzionale che la sua forza politica combatte da anni, con coerenza, dai programmi elettorali nazionali fino ai banchi dei consigli comunali di provincia.
Presidente De Pierro, partiamo subito dal cuore della Sua denuncia. Lei ha definito la situazione di Percile come un "apartheid architettonico". Perché parole così forti?
"Perché non c’è altro modo di definire una realtà in cui lo Stato, rappresentato dal Comune, alza un muro di pietra e gradini contro i suoi cittadini più fragili. A Percile, la sede del Comune, la casa di tutti, è arroccata dietro una scalinata ripida, stretta, estenuante. Per un disabile motorio, quel palazzo è un miraggio. È inaccessibile. Punto. Non stiamo parlando di un disagio, stiamo parlando della negazione fisica del diritto di cittadinanza. Se non puoi entrare nel tuo Comune, non sei un cittadino di serie B: sei un esiliato in patria".