L'intervista esclusiva, Antonello De Pierro e la "resistenza" culturale romana
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In occasione del ritorno sulle scene di Luciana Frazzetto con "Una ladra per amica", abbiamo incontrato il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro. Un colloquio fiume che spazia dal teatro alla politica, dalla direzione di Radio Roma alla difesa dei diritti civili

Roma - L'atmosfera frizzante che si respirava nel foyer del Teatro delle Muse, in occasione della "prima" di Luciana Frazzetto, non era solo quella dei grandi eventi mondani, ma il segnale di un risveglio culturale atteso da tempo. Tra i volti più significativi presenti in platea spiccava quello di Antonello De Pierro, una figura che incarna la sintesi perfetta tra l'analisi giornalistica d'assalto e l'impegno civile militante. Già storico direttore di Radio Roma, dove per un decennio ha trasformato il teatro in un pilastro dell'informazione radiofonica, oggi De Pierro guida il movimento Italia dei Diritti - De Pierro con la stessa passione con cui difende la dignità dell'arte. Lo abbiamo incontrato a margine dello spettacolo per approfondire le ragioni del suo sostegno testimoniale e la sua visione su una Roma che, nonostante tutto, non rinuncia a riflettere attraverso il palcoscenico.
Presidente De Pierro, la sua presenza al Teatro delle Muse per la "prima" di Luciana Frazzetto non è passata inosservata. Cosa l'ha spinta a testimoniare con così tanto calore questo ritorno?
Il ritorno di Luciana Frazzetto dopo sei anni non è solo un evento artistico, è un atto di giustizia verso la città di Roma. Luciana è un'anima pulsante del nostro teatro, una professionista che sa coniugare la verve irriverente con una profondità emotiva rara. La mia presenza, e quella del movimento Italia dei Diritti, è un segnale preciso. Noi ci siamo dove c’è merito, dove c’è coraggio e dove si fa cultura vera, lontano dai circuiti asfittici delle solite nomenclature. Il teatro è un corpo vivo e quando una cellula così importante torna a battere, il mio sostegno non può che essere totale e incondizionato.
Lei ha una storia lunga e gloriosa nel giornalismo romano. Per dieci anni, come direttore di Radio Roma, ha dato uno spazio senza precedenti al teatro. Come ricorda quegli anni e come vede l’evoluzione del rapporto tra media e palcoscenico oggi?
Quelli a Radio Roma sono stati anni di trincea culturale. In un panorama radiofonico che già allora virava verso l’intrattenimento mordi-e-fuggi, io imposi una linea diversa: il teatro doveva avere la stessa dignità della politica o della cronaca. Aprivamo i microfoni ai registi, agli attori, ai tecnici, perché capivo che raccontare il teatro significava raccontare la società. Oggi, purtroppo, vedo un deserto preoccupante. I grandi media si occupano di teatro solo se c’è il "grande nome" televisivo o lo scandalo. Io continuo a credere che il giornalismo debba essere un megafono per l’arte, ed è quello che faccio tuttora, non più solo con la penna o il microfono, ma con l’impegno civile.
Parliamo dello spettacolo "Una ladra per amica". Cosa l'ha colpita di più della prova di Luciana Frazzetto ed Elisa Torri?
Mi ha colpito la chimica perfetta, quel gioco di specchi tra due donne che rappresentano mondi antitetici ma che finiscono per riconoscersi nelle proprie ferite. La regia di Massimo Milazzo è stata magistrale nel gestire questo equilibrio. Luciana ha una capacità unica di passare dalla risata al groppo in gola in un istante. Elisa Torri è stata una rivelazione di precisione e intensità. Vedere due donne scontrarsi fisicamente e verbalmente per poi approdare a un’amicizia leale è una lezione di vita: ci insegna che il conflitto, se mediato dall’umanità, può diventare crescita.
Lo spettacolo affronta il tema del confine tra normalità e follia. Una tematica che sembra stare molto a cuore anche alla sua visione politica.
Assolutamente sì. Chi stabilisce cos’è normale? Spesso la "normalità" è solo una maschera dietro cui si nasconde l'ipocrisia del potere o il conformismo sociale. Nel movimento Italia dei Diritti, combattiamo ogni giorno contro chi vuole etichettare le persone per marginalizzarle. Lo spettacolo ci dice che ciò che appare "strano" è spesso profondamente umano. Se applicassimo questa chiave di lettura alla politica e alla gestione dei diritti civili, avremmo una società molto più inclusiva e meno giudicante. La follia, a volte, è l’unica reazione sensata a un mondo che ha perso la bussola dei valori.
La platea del Teatro delle Muse era letteralmente gremita di eccellenze: da Massimiliano Buzzanca a Gigi Miseferi, da Geppi Di Stasio a tanti altri. Cosa prova nel vedere che intorno alla sua figura e a quella degli artisti si ricompatta un parterre così prestigioso?
È la dimostrazione che esiste una "Roma bene" nel senso nobile del termine: la Roma che produce, che pensa, che crea. Vedere amici come Nino Taranto, Enio Drovandi, Pietro Romano o il regista Pierfrancesco Campanella tutti insieme è un segnale di vitalità straordinario. Significa che il richiamo della qualità è ancora forte. Mi ha fatto piacere vedere anche tanti colleghi della comunicazione come Giò Di Giorgio. Questo "parterre de rois" non è solo mondanità, è una comunità che si stringe attorno a un’idea di bellezza e di resistenza culturale.
Veniamo al movimento Italia dei Diritti - De Pierro. In che modo la sua leadership si sposa con queste battaglie culturali?
Il movimento nasce per dare voce a chi non ne ha, e gli artisti, paradossalmente, sono spesso tra i più trascurati dalle istituzioni. Difendere il teatro significa difendere i lavoratori dello spettacolo, i presidi culturali nei quartieri, l'identità stessa della nostra nazione. La mia presenza "testimoniale" non è una passerella, è un atto politico. Vogliamo che la cultura torni al centro dell'agenda governativa non come un costo, ma come l'investimento primario. Senza cultura non c'è consapevolezza dei propri diritti.
Nel testo dell'articolo post-evento si parla di un "inatteso colpo di scena" che ribalta la prospettiva. Senza fare spoiler per chi andrà a vederlo, come ha reagito Antonello De Pierro a quel momento?
Con un brivido. È il momento in cui capisci che il teatro ti ha fregato, nel senso migliore possibile. Ti costringe a guardarti dentro e a mettere in discussione i tuoi pregiudizi. Come uomo delle istituzioni e della comunicazione, quel colpo di scena mi ha ricordato che la verità non è mai piatta, ha sempre mille sfaccettature. È stata una lezione di umiltà intellettuale che porterò con me.
Lei è stato definito un "baluardo contro l'inaridimento delle coscienze". Sente il peso di questa responsabilità?
Più che un peso, lo sento come una missione. L’inaridimento è il vero male del nostro secolo. Siamo tutti connessi ma terribilmente soli e ignoranti rispetto alla sofferenza dell'altro. Il teatro ci obbliga all’empatia. Finché avrò forza e voce, attraverso l'Italia dei Diritti, continuerò a urlare che non possiamo rassegnarci alla mediocrità. Luciana Frazzetto stasera ci ha regalato una boccata d'ossigeno in questo senso.
Un'ultima domanda. Dopo questa serata trionfale alle Muse, quali sono i prossimi passi per Antonello De Pierro?
Continuare a presidiare il territorio. Saremo ovunque ci sia un diritto calpestato o una luce artistica che rischia di spegnersi. Il mio impegno per Roma e per l'Italia non si ferma. Voglio ringraziare tutti gli artisti presenti, da Roberta Sanzò a Wanda Pirol, e ovviamente Elisa Torri e la nostra immensa Luciana. Hanno dimostrato che, nonostante le difficoltà, il sipario non calerà mai sulla dignità dell'uomo. Noi siamo qui per assicurarci che quel sipario resti sempre aperto.
(Foto di Michele Simolo)