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Francesca Alotta, l’anima mediterranea nel deserto della discografia clientelare
Dalle vette sanremesi alla trincea di Radio Roma: l’ascesa, la resistenza e la rinascita di un’artista cristallina che oggi, con la forza di "Vastasa. Storie di donne ribelli (compresa la mia)", si conferma baluardo inespugnabile di talento e umanità

di Antonello De Pierro
Roma - C’è una vibrazione particolare, una sorta di frequenza dell’anima che ancora oggi risuona nitida nel mio archivio mnemonico quando il pensiero vola agli anni della mia direzione sulle frequenze di Radio Roma. In quell’etere, troppo spesso inquinato dal brusio di contenuti vacui e sospinto da ventate clientelari, la voce di Francesca Alotta si stagliava come un vessillo di autenticità inespugnabile. Non una semplice interprete, ma un’entità vocale intrisa di quella passionalità mediterranea che non conosce filtri e che non si è mai piegata alle logiche di un sistema discografico pronto a consumare talenti sull’altare dell’effimero.
Il trionfo e la forza della verità
Il suo debutto sfolgorante insieme ad Aleandro Baldi, quel "Non amarmi" che ancora oggi scivola via tra le labbra di milioni di italiani come un inno sacro alla complessità dei sentimenti, non fu solo un successo commerciale. Fu l'edificazione di una solida piattaforma di talento artistico che l'ha resa un'icona intramontabile. Francesca ha saputo navigare tra i marosi di un ambiente cinico con una dignità d'altri tempi, mantenendo una correttezza professionale senza eguali e rifuggendo la pista dei compromessi.
Ma è nella dimensione umana che Francesca Alotta rivela la sua statura di donna straordinaria. Ella ha attraversato il fuoco della sofferenza intima, quella vera, che lacera le carni e lo spirito, affrontando con una tempra granitica le prove più dure che il destino potesse riservarle. Penso alla sua lotta contro la malattia, combattuta con un coraggio che definirei eroico, e al dolore soffocante di una maternità negata, ferite che invece di annientarla hanno affilato le lame dei suoi valori, rendendola un esempio di resilienza per l'intero universo femminile.
Poteva essere una tragedia e lo Stato mi ha lasciato solo davanti alla violenza, intervista a tutto campo ad Antonello De Pierro
Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro rompe il silenzio dopo l'aggressione subita a Percile: dal crollo della sicurezza istituzionale a Vicovaro al pugno alla mandibola di fronte al "Chiosco": "Hanno cercato di rompermi la parola, ma la mia voce sarà ancora più forte"

Roma - All'appuntamento Antonello De Pierro, giornalista d'inchiesta e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, porta ancora i sintomi fisici di quella che definisce una "maratona di violenza annunciata". La mandibola è ancora dolente, il tono della voce è fermo ma tradisce l'amarezza di chi, dopo una vita passata a difendere la legalità, anche indossando la divisa della Polizia di Stato, si è ritrovato vittima di un attacco collettivo durante un comizio in una piazza di provincia e di un aggressione solitaria dopo lo spoglio elettorale a dstanza di 4 giorni.
Presidente De Pierro, partiamo da quel pomeriggio a Percile. Aveva appena lasciato il seggio elettorale dopo la proclamazione del sindaco Giustini e di Luca Hammad come consigliere. Cosa è successo appena ha parcheggiato l'auto al bar "Il Chiosco"?
"È stato un incubo a occhi aperti. Non avevo nemmeno fatto in tempo a spegnere il motore. Ero ancora seduto, bloccato nel sedile di guida. Improvvisamente, un uomo si è scagliato contro la mia macchina come una furia. Era un cittadino di Vicovaro, che avevo avuto modo di conoscere nei giorni precedenti in quanto sembrava fosse un sostenitore della nostra lista. Ha iniziato a urlare frasi sconnesse e minacce, un livore politico che si è trasformato istantaneamente in violenza fisica. Attraverso il finestrino aperto, ha iniziato a colpire. Ho cercato di parare i colpi con il braccio, d'istinto, ma un ultimo pugno, mi ha centrato il lato destro della mandibola."
Un'aggressione "chirurgica", mentre lei era impossibilitato a difendersi.
"Esattamente. Colpire un uomo seduto in auto è un atto di una viltà senza precedenti. È un metodo che non lascia scampo: non puoi scappare, non puoi reagire efficacemente. È stato un agguato in piena regola. La cosa che più mi ha sconvolto non è stato solo il dolore fisico, ma la sensazione di impunità che trasudava da quel gesto. Quell'uomo sapeva bene chi ero, sapeva che ero lì per sostenere Luca Hammad, e ha deciso di passare alle mani perché la parola, evidentemente, non gli bastava più."
De Pierro contro Colarossi (FI), su Vicovaro parole pericolose per democrazia. Forza Italia chiarisca sua posizione
Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro attacca frontalmente il vicepresidente del gruppo azzurro alla Pisana dopo le frasi sul presunto "atto sovversivo": "Chieda scusa e si dimetta. Intanto valutiamo il ricorso per l'annullamento del voto: il nostro comizio impedito ha falsato il risultato"


Roma – Non si placa la bufera politica all’indomani delle consultazioni amministrative di Vicovaro. A innescare una reazione durissima da parte di Antonello De Pierro, leader del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, sono le recenti dichiarazioni del consigliere regionale del Lazio e vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Pisana, Marco Colarossi. Quest'ultimo, nel festeggiare la vittoria di Nello Crielesi, ha definito "atto sovversivo" quanto accaduto lo scorso anno, con un riferimento sibillino che parrebbe colpire il ricorso presentato dall'opposizione a seguito del quale il Consiglio di Stato annullò le precedenti elezioni.
L’affondo di De Pierro, democrazia calpestata
"Le affermazioni di Marco Colarossi sono di una gravità inaudita e di una pericolosità istituzionale senza precedenti", esordisce Antonello De Pierro. "Colarossi non è un cittadino che discetta al bancone di un bar, ma un rappresentante della Regione Lazio che parla in veste ufficiale per Forza Italia. Definire 'sovversivo' l'esercizio di un diritto costituzionale, come quello di adire la giustizia amministrativa a fronte di irregolarità acclarate, significa ignorare i rudimenti dello Stato di diritto".
De Pierro utilizza un’analogia sferzante per sottolineare l’assurdità giuridica e costituzionale della tesi di Colarossi: "Seguendo questo ragionamento distorto, dovremmo considerare 'sovversiva' una donna che denuncia uno stupro o una vittima di rapina che si rivolge all'autorità giudiziaria? È aberrante. Chiedo formalmente le dimissioni immediate di Colarossi e le sue scuse pubbliche ai corpi collettivi".
A Percile agguato ad Antonello De Pierro, violenza politica al termine dello spoglio elettorale
Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro colpito al volto da un cittadino vicovarese dopo aver parcheggiato davanti ai un bar. Dopo l'interruzione del comizio a Vicovaro lo Stato fallisce ancora la protezione di un soggetto a rischio

Roma - La lunga scia di tensioni che ha accompagnato la campagna elettorale nella Valle dell’Aniene è culminata, nel tardo pomeriggio di lunedì 25 maggio, in un’aggressione fisica brutale ai danni di Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro. Un pugno alla mandibola, sferrato con modalità che ricordano le imboscate più buie della cronaca politica, ha trasformato il giorno del verdetto delle urne in una pagina di cronaca nera.
La dinamica, un’aggressione a freddo
Tutto avviene a pochi minuti dalla proclamazione del sindaco di Percile, Claudio Giustini. De Pierro, dopo essersi congratulato con il primo cittadino, si allontana dal seggio in compagnia di Luca Hammad, candidato sindaco nelle file del movimento e appena proclamato consigliere comunale per la lista dell'Italia dei Diritti-De Pierro. I due decidono di recarsi al bar "Il Chiosco", a poche centinaia di metri di distanza, per un breve momento di ristoro prima che il leader prosegua il tour verso Vicovaro e Anguillara Sabazia.
È qui che scatta l'agguato. Appena De Pierro parcheggia la propria autovettura, un uomo identificato come un cittadino residente a Vicovaro si scaglia contro l’auto del giornalista. Non c’è spazio per il dialogo: l’aggressore, spinto da un livore legato all’esito del voto inizia a urlare e inveire accusandolo non si comprende bene di quali colpe. Prima ancora che De Pierro possa scendere dal veicolo, l'uomo colpisce ripetutamente attraverso il finestrino aperto. De Pierro riesce a parare i primi fendenti con il braccio, ma un ultimo colpo raggiunge con violenza la mandibola, scuotendo il leader del movimento mentre è ancora bloccato nel sedile di guida.
A Vicovaro lo Stato è andato in ferie mettendo a rischio la nostra vita, intervista esclusiva ad Antonello De Pierro
Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro denuncia il collasso istituzionale durante il comizio di chiusura. Tra ordinanze violate, assenza di forze dell'ordine e intimidazioni lui e la candidata Maria Celentano sono stati ridotti al silenzio da un clima di inaccettabile violenza morale

Roma - Siamo a ridosso del voto amministrativo del 2026. L’aria a Vicovaro è pesante, carica di una tensione che ha superato i confini del dibattito politico per sfociare nel disordine pubblico. Antonello De Pierro, presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro e noto giornalista d'inchiesta, ci riceve ancora scosso, ma determinato. Il comizio di chiusura per Maria Celentano, interrotto d'autorità dallo stesso De Pierro per evitare il peggio, è già diventato un caso nazionale.
Presidente De Pierro, partiamo dalla fine. Lei ha dovuto chiedere alla candidata sindaco Maria Celentano di smettere di parlare dopo appena un minuto. Cosa ha provato in quel momento?
"Un profondo senso di sconfitta, non politica, ma civile. Vedere una candidata sindaca, una donna che ha messo la propria faccia e il proprio impegno per questa terra, essere ridotta al silenzio da un clima di intimidazione feroce mentre le auto sfrecciavano a pochi centimetri dai cittadini, è stato inaccettabile. Ho avvertito la responsabilità di proteggerla. Maria era provata, emotivamente scossa da una violenza verbale che non ha trovato argini. Quando lo Stato sparisce, il leader deve farsi scudo. E io l'ho fatto."
Lei ha parlato di "Stato assente". Eppure c'era un'ordinanza del commissario prefettizio che blindava la piazza. Come spiega questo corto circuito?
"È l'interrogativo che porremo in ogni esposto. Un'ordinanza è un comando, non un suggerimento. Piazza San Pietro doveva essere un'isola pedonale sicura per la democrazia. Invece era un garage a cielo aperto e una pista di transito. Nessun vigile urbano, nessuna transenna. Nulla. Chi ha deciso di ignorare l'ordine del commissario? Chi ha lasciato che i cittadini partecipassero a un comizio rischiando di essere investiti? Qui non parliamo di disservizi, parliamo di una sciente omissione di vigilanza che ha offerto il fianco ai contestatori."
Democrazia sotto scacco a Vicovaro, ordinanze ignorate e intimidazioni in comizio chiusura Italia dei Diritti-De Pierro
Piazza San Pietro lasciata al caos veicolare e alla violenza verbale. La candidata Maria Celentano costretta al silenzio dall'impossibilità oggettiva di parlare e dal trauma emotivo. Antonello De Pierro: "Stato assente, presenteremo esposti ovunque"

Vicovaro – In una serata che avrebbe dovuto celebrare l’ultimo appello al voto prima delle amministrative del 24 e 25 maggio, piazza San Pietro a Vicovaro si è trasformata giovedì 21 maggio in un palcoscenico dell’assurdo. Quella che doveva essere la chiusura della campagna elettorale del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, a sostegno della candidata sindaco Mariacarmela (Maria) Celentano, è scivolata in una spirale di disordine, negligenza istituzionale e minacce, culminando nel silenzio forzato della stessa candidata.
Il "muro di gomma" della burocrazia
Tutto inizia con un paradosso amministrativo. Nonostante un’ordinanza firmata dalla commissaria prefettizia Laura Mattiucci, la quale regge il comune dopo l’annullamento delle precedenti elezioni da parte del Consiglio di Stato, disponesse la chiusura della piazza con divieto di sosta e transito dalle 17:00 alle 21:00, la realtà è stata diametralmente opposta.
Mentre gli esponenti del movimento, aperti dall’intervento di Danilo Barbuto, responsabile nazionale del Coordinamento Territoriale e Circoli e candidato capolista, tentavano di rivolgersi ai cittadini, le auto hanno continuato a sfrecciare tra gli oratori e a parcheggiare "bellamente" in un’area priva di transenne e, soprattutto, priva di un solo agente della Polizia Locale. Un’ordinanza rimasta "carta morta", un guscio vuoto che ha esposto candidati e pubblico a rischi oggettivi per l’incolumità fisica.
Il ritorno del pericolo, De Pierro nel mirino
La tensione è deflagrata quando ha preso la parola il presidente del movimento, Antonello De Pierro. giornalista d'inchiesta e volto noto per le sue battaglie contro la criminalità organizzata (celebre l’aggressione subita anni fa da Armando Spada nel feudo di Ostia), De Pierro si è trovato a fronteggiare un’azione di disturbo coordinata.
Dalle retrovie e dai margini della piazza, voci di contestazione e intimidazioni hanno squarciato il discorso politico. Un clima d'odio che, in assenza totale di forze dell'ordine nei primi quaranta minuti, ha alimentato il timore di un’aggressione fisica imminente. "È normale tutto questo?" si è chiesto con forza De Pierro dal palco, interrompendo il filo programmatico per denunciare l’abbandono istituzionale.

