Attualità e Cronaca
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Il presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro risponde punto per punto alle perplessità sollevate dal sindaco Giustini a Percile, respinge le accuse sul presunto "danno d'immagine" e rilancia la linea dura del movimento a tutela dei disabili e del diritto di cronaca

Roma - Il consiglio d’insediamento del Comune di Percile si è trasformato in un inedito terreno di scontro istituzionale. Il sindaco riconfermato Claudio Giustini, ha preso la parola prima del giuramento per criticare l'attività ispettiva e l'eco mediatica sollevata dal movimento Italia dei Diritti-De Pierro, parlando persino di "danno d'immagine" per il paese. Abbiamo rivolto le nostre domande direttamente ad Antonello De Pierro, presidente del movimento e noto giornalista d'inchiesta, presente in aula come spettatore e rimasto impossibilitato a replicare in quella sede a causa dei vincoli del regolamento consiliare.
Presidente De Pierro, partiamo dal dato d'ambiente. Il primo consiglio comunale è solitamente una seduta formale, dedicata ai giuramenti e agli adempimenti di rito. Mercoledì 3 giugno, invece, il sindaco Giustini ha scelto di aprire i lavori con un duro monologo rivolto alla sua persona e al movimento. Come valuta questa scelta sul piano formale?
«Siamo di fronte a un evidente cortocircuito nel galateo istituzionale, ma direi soprattutto a un paradosso logico e democratico. Il sindaco ha deliberatamente scelto di trasformare l’assise civica, nel momento di massima solennità qual è l'insediamento, in un’arena di contestazione personale e politica. Ma la cosa più grave è che lo ha fatto sapendo di non poter ricevere una replica immediata. Come stabilito dai regolamenti che disciplinano le adunanze consiliari, i cittadini presenti tra il pubblico, ancorché leader di forze politiche rappresentate in aula, non hanno diritto di parola. Aver sollevato una polemica contro un soggetto terzo, impossibilitato a intervenire per via del contesto normativo, configura un'azione priva di contraddittorio. È per questo motivo che affido ai canali d'informazione questa disamina puntuale: la democrazia vive di replica e di fatti documentabili, non di monologhi protetti dall'immunità dello scranno».
Il sindaco ha parlato esplicitamente di "danno d'immagine" arrecato a Percile a causa degli articoli usciti nei mesi scorsi. Una contestazione pesante. Qual è la sua posizione in merito?
«Trovo questa affermazione non soltanto infondata sotto il profilo giuridico, ma pericolosa sotto quello culturale. Parlare di "danno d'immagine" quando si fa cronaca o quando si sollevano questioni di interesse pubblico significa confondere la tutela dell'ente con la pretesa di silenzio sull'operato degli amministratori. La giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione è granitica sul punto: il diritto di cronaca e il diritto di critica politica sono costituzionalmente garantiti dall'articolo 21 della nostra Carta. Se i fatti riportati sono veri o putativamente tali, se sussiste l'interesse pubblico e se l'esposizione mantiene il canone della continenza, non può esistere alcun danno d'immagine ingiusto. Il vero danno all'immagine di un’istituzione non lo fa chi denuncia una criticità, ma l’inerzia di chi non la risolve o, peggio, di chi vorrebbe che non se ne parlasse. Ad ogni modo, attendo con estremo interesse la pubblicazione dei verbali ufficiali di questa seduta sull'albo pretorio del Comune: voglio verificare come siano state messe a verbale tali dichiarazioni».
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Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro svela i dettagli del nuovo corso impresso al movimento: "Non siamo mai stati una forza locale, ma oggi, con la nomina di un fuoriclasse dell'organizzazione territoriale alla guida delle nostre segreterie locali, colmeremo ogni zona scoperta del Paese per istituzionalizzare definitivamente la nostra politica di prossimità"

Roma – Lo incontriamo a poche ore dall'annuncio che ha ridefinito l'organigramma nazionale del movimento. Antonello De Pierro, presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro, non nasconde l'entusiasmo. La scrivania è sommersa dalle planimetrie organizzative delle nuove segreterie provinciali in fase di inaugurazione, a testimonianza del fatto che la macchina operativa, sotto la spinta della nuova nomina, si è già messa in moto a pieno regime.
Presidente De Pierro, andiamo subito al punto. Affidare a Danilo Barbuto la carica di responsabile nazionale del Coordinamento Territoriale e dei Circoli è una mossa che ridefinisce gli equilibri interni ed esterni del movimento. Perché proprio lui e perché in questo preciso momento storico?
«Guardi, la politica odierna soffre di un male oscuro: l'evanescenza. I partiti si sono trasformati in comitati elettorali digitali, privi di carne, sangue e, soprattutto, di radicamento reale. L'Italia dei Diritti ha sempre remato in direzione ostinata e contraria rispetto a questa deriva. In quest'ottica, la scelta di Danilo Barbuto non è semplicemente opportunistica, è scientifica. Danilo è l'uomo che ha dimostrato al Paese, partendo dalla trincea dei Meetup di Roma, che la democrazia dal basso non è un'utopia se supportata da un metodo rigoroso, da una logistica impeccabile e da una dedizione totale al territorio. Scegliere lui oggi significa dire all'Italia che la nostra fase di radicamento entra in un'era di maturità geometrica. Non vogliamo solo essere presenti, vogliamo essere capillarmente incidenti».
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Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro rompe il silenzio dopo l'aggressione subita a Percile: dal crollo della sicurezza istituzionale a Vicovaro al pugno alla mandibola di fronte al "Chiosco": "Hanno cercato di rompermi la parola, ma la mia voce sarà ancora più forte"

Roma - All'appuntamento Antonello De Pierro, giornalista d'inchiesta e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, porta ancora i sintomi fisici di quella che definisce una "maratona di violenza annunciata". La mandibola è ancora dolente, il tono della voce è fermo ma tradisce l'amarezza di chi, dopo una vita passata a difendere la legalità, anche indossando la divisa della Polizia di Stato, si è ritrovato vittima di un attacco collettivo durante un comizio in una piazza di provincia e di un aggressione solitaria dopo lo spoglio elettorale a dstanza di 4 giorni.
Presidente De Pierro, partiamo da quel pomeriggio a Percile. Aveva appena lasciato il seggio elettorale dopo la proclamazione del sindaco Giustini e di Luca Hammad come consigliere. Cosa è successo appena ha parcheggiato l'auto al bar "Il Chiosco"?
"È stato un incubo a occhi aperti. Non avevo nemmeno fatto in tempo a spegnere il motore. Ero ancora seduto, bloccato nel sedile di guida. Improvvisamente, un uomo si è scagliato contro la mia macchina come una furia. Era un cittadino di Vicovaro, che avevo avuto modo di conoscere nei giorni precedenti in quanto sembrava fosse un sostenitore della nostra lista. Ha iniziato a urlare frasi sconnesse e minacce, un livore politico che si è trasformato istantaneamente in violenza fisica. Attraverso il finestrino aperto, ha iniziato a colpire. Ho cercato di parare i colpi con il braccio, d'istinto, ma un ultimo pugno, mi ha centrato il lato destro della mandibola."
Un'aggressione "chirurgica", mentre lei era impossibilitato a difendersi.
"Esattamente. Colpire un uomo seduto in auto è un atto di una viltà senza precedenti. È un metodo che non lascia scampo: non puoi scappare, non puoi reagire efficacemente. È stato un agguato in piena regola. La cosa che più mi ha sconvolto non è stato solo il dolore fisico, ma la sensazione di impunità che trasudava da quel gesto. Quell'uomo sapeva bene chi ero, sapeva che ero lì per sostenere Luca Hammad, e ha deciso di passare alle mani perché la parola, evidentemente, non gli bastava più."
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Il presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro interviene duramente dopo le elezioni amministrative a Vicovaro: l'affondo contro il consigliere regionale di Forza Italia per la frase sull' "atto sovversivo", la sfida politica ai vertici nazionali di Tajani e l'annuncio di una battaglia legale per i disservizi subiti durante il comizio di chiusura

Roma – All’indomani della proclamazione degli eletti nel comune di Vicovaro, il clima politico è tutt'altro che disteso. Se da un lato il centrodestra festeggia la riconferma di Nello Crielesi, dall'altro Antonello De Pierro, leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro e figura centrale nell’opposizione di controllo territoriale, apre un fronte di scontro istituzionale senza precedenti. In questa intervista esclusiva, De Pierro analizza i rischi democratici insiti nelle recenti dichiarazioni di Marco Colarossi, chiarisce la posizione del suo movimento rispetto alla nuova amministrazione e annuncia le prossime mosse legali per un voto che definisce "falsato" nei fatti.
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Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro denuncia il collasso istituzionale durante il comizio di chiusura. Tra ordinanze violate, assenza di forze dell'ordine e intimidazioni lui e la candidata Maria Celentano sono stati ridotti al silenzio da un clima di inaccettabile violenza morale

Roma - Siamo a ridosso del voto amministrativo del 2026. L’aria a Vicovaro è pesante, carica di una tensione che ha superato i confini del dibattito politico per sfociare nel disordine pubblico. Antonello De Pierro, presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro e noto giornalista d'inchiesta, ci riceve ancora scosso, ma determinato. Il comizio di chiusura per Maria Celentano, interrotto d'autorità dallo stesso De Pierro per evitare il peggio, è già diventato un caso nazionale.
Presidente De Pierro, partiamo dalla fine. Lei ha dovuto chiedere alla candidata sindaco Maria Celentano di smettere di parlare dopo appena un minuto. Cosa ha provato in quel momento?
"Un profondo senso di sconfitta, non politica, ma civile. Vedere una candidata sindaca, una donna che ha messo la propria faccia e il proprio impegno per questa terra, essere ridotta al silenzio da un clima di intimidazione feroce mentre le auto sfrecciavano a pochi centimetri dai cittadini, è stato inaccettabile. Ho avvertito la responsabilità di proteggerla. Maria era provata, emotivamente scossa da una violenza verbale che non ha trovato argini. Quando lo Stato sparisce, il leader deve farsi scudo. E io l'ho fatto."
Lei ha parlato di "Stato assente". Eppure c'era un'ordinanza del commissario prefettizio che blindava la piazza. Come spiega questo corto circuito?
"È l'interrogativo che porremo in ogni esposto. Un'ordinanza è un comando, non un suggerimento. Piazza San Pietro doveva essere un'isola pedonale sicura per la democrazia. Invece era un garage a cielo aperto e una pista di transito. Nessun vigile urbano, nessuna transenna. Nulla. Chi ha deciso di ignorare l'ordine del commissario? Chi ha lasciato che i cittadini partecipassero a un comizio rischiando di essere investiti? Qui non parliamo di disservizi, parliamo di una sciente omissione di vigilanza che ha offerto il fianco ai contestatori."