Attualità e Cronaca

Dalle radici di Castronuovo di Sant’Andrea alla gestione della cosa pubblica: il movimento schiera i suoi quadri per una rivoluzione amministrativa fondata sull’opposizione ombra e il controllo ispettivo permanente

Potenza - La Basilicata non è solo una regione sulla mappa elettorale per l'Italia dei Diritti-De Pierro; è un ritorno a casa, un atto di amore filiale e, al contempo, il terreno di prova per un modello politico che mira a scardinare le consuetudini della gestione locale. In vista delle elezioni del 24 e 25 maggio, il movimento guidato dal giornalista Antonello De Pierro ha presentato una schiera di liste in diversi comuni, ma è nel cuore del Materano e del Potentino che la sfida assume una valenza simbolica e politica senza precedenti.

Il cuore a Castronuovo di Sant'Andrea, il ritorno alle radici

Il fulcro emotivo di questa tornata elettorale è indubbiamente Castronuovo di Sant'Andrea. Qui, tra le colline che guardano verso la Valle del Sinni, la politica si intreccia indissolubilmente con la genealogia. Castronuovo è il paese natale della nonna materna di Antonello De Pierro, una figura avvolta in un’aura di struggente memoria, essendo scomparsa giovanissima quando il padre di De Pierro, Vincenzo, aveva appena due anni.

Il legame è fisico, quasi tangibile: il comune dista meno di 7 km da Roccanova, borgo natio del padre del leader, e si raggiunge in una manciata di minuti. Se a questo si aggiunge che la madre di De Pierro, Lucia Salvati, è originaria di Gorgoglione, appare chiaro come la presenza del movimento in queste terre sia un tributo a una storia familiare profondamente lucana.

Per Castronuovo, De Pierro ha scelto una figura di assoluto rilievo: Maira Nacar (all'anagrafe Maria), giornalista di lungo corso con un passato a Radio Rai e Radio Roma. La Nacar non è solo una candidata; è l'espressione di un sodalizio professionale nato sotto la direzione di De Pierro e culminato nel suo ruolo di segretaria provinciale di Napoli. Al suo fianco, come capolista, figura Luca Martone, responsabile per l'Agro Giuglianese, a sigillare un asse operativo che trasferisce competenze campane sul territorio lucano.

Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro: "Diritto alla mobilità calpestato. Qui un sindaco disabile non potrebbe nemmeno entrare nel suo ufficio. È un apartheid architettonico intollerabile"

 

Roma – "Un borgo gioiello della Valle dell'Aniene è una fortezza inespugnabile per chi non ha il privilegio di camminare sulle proprie gambe. Un'offesa alla Costituzione che si consuma ogni giorno tra i gradini di Palazzo Borghese". Non usa mezzi termini Antonello De Pierro, leader del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, per descrivere la situazione di paralisi democratica che strozza da sempre il comune di Percile.

Con una delegazione del movimento e il supporto dei tre consiglieri comunali eletti nel 2020, De Pierro ha riacceso i riflettori su una ferita aperta: l'assoluta inaccessibilità della Casa Comunale e del centro storico per i cittadini diversamente abili.

Il paradosso di Palazzo Borghese, una scalinata verso l'esclusione

Il cuore della denuncia di De Pierro colpisce il simbolo stesso delle istituzioni locali. Per raggiungere la sede del Comune, un cittadino con disabilità motoria si scontra con una realtà brutale: una lunga e ripida scalinata, priva di alternative, che rende fisicamente impossibile l'accesso ai servizi essenziali.

"Immaginiamo un cittadino in sedia a rotelle che deve rinnovare la carta d'identità o parlare con un assistente sociale", incalza De Pierro. "A Percile questo diritto è negato. Ma la gravità del fatto esplode se guardiamo alla partecipazione politica. Se domani venisse eletto un sindaco disabile, o se un consigliere comunale disabile dovesse partecipare a una seduta, come farebbe a raggiungere l'aula? Dovrebbe farsi sollevare di peso come un pacco postale? È un'umiliazione che la politica non può più permettersi di ignorare".

L'ex deus ex machina dei meetup  di Roma, l'uomo che ha costruito le fondamenta del successo di Virginia Raggi e Alessandro Di Battista, approda al movimento di Antonello De Pierro con un ruolo nazionale per potenziare la politica di prossimità e la rete dei consiglieri ombra

Roma  Il panorama politico capitolino e nazionale si arricchisce di un nuovo, significativo tassello. Danilo Barbuto, figura storica e "motore immobile" della genesi del Movimento 5 Stelle a Roma, ha ufficializzato la sua adesione al movimento Italia dei Diritti–De Pierro. Una notizia che segna il ritorno all'attività nazionale di uno dei quadri tecnici e organizzativi più esperti del panorama civico italiano.

L’uomo che costruì le fondamenta del M5S a Roma

Per comprendere il peso di questa adesione, è necessario riavvolgere il nastro di vent'anni. Quando il Movimento 5 Stelle non era ancora un partito e non sedeva in Parlamento, esisteva una galassia di cittadini attivi coordinati attraverso la piattaforma Meetup.

Nel Lazio Danilo Barbuto ne è stato il regista operativo. Mentre Beppe Grillo infiammava le piazze, Barbuto costruiva l'infrastruttura. È stato lui a formare quella classe dirigente che, nel 2016, avrebbe conquistato il Campidoglio. Senza il lavoro di scouting, coordinamento e logistica territoriale di Barbuto, figure come Virginia Raggi o Alessandro Di Battista difficilmente avrebbero trovato un terreno così fertile per la loro ascesa. Barbuto non cercava la luce dei riflettori, ma gestiva il "metodo": assemblee, tavoli tecnici, gazebo e quella capillarità che permise al Movimento di permeare ogni quartiere. Insieme a sua moglie, Maria Agnese Catini (già presidente della Commissione Politiche Sociali a Roma), ha rappresentato per anni l'anima "movimentista" pura, legata al territorio e lontana dalle logiche di palazzo.

Politica di prossimità e consiglieri ombra, il cuore del movimento

L'adesione di Barbuto si sposa perfettamente con la filosofia dell’Italia dei Diritti-De Pierro, che da anni si distingue per essere un movimento di politica di prossimità. Non un partito calato dall'alto, ma un'organizzazione capace di stare fisicamente accanto al cittadino.

Il fiore all'occhiello di questa strategia è l'istituzione dei "consiglieri ombra": figure distribuite capillarmente sul territorio che monitorano l'operato delle amministrazioni ufficiali, denunciano i disservizi e danno voce a chi non ne ha. Si tratta di un modello di controllo democratico dal basso che permette di trasformare le segnalazioni dei singoli in battaglie politiche concrete. Con l'entrata di Barbuto, l’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare in maniera esponenziale questi concetti, portando l'efficacia dei consiglieri ombra a un livello superiore di coordinamento e capillarità nazionale.

Con una mobilitazione massiccia di quadri dirigenti e responsabili territoriali tra Lazio, Campania e Basilicata, il movimento di Antonello De Pierro impone la politica di prossimità come presidio perenne di etica e legalità Un sistema dove il cittadino torna protagonista e ogni sindaco è costretto ad amministrare virtuosamente

Roma - Le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026 non rappresentano una semplice scadenza elettorale per l'Italia dei Diritti-De Pierro, ma il consolidamento di un paradigma politico che sta riscrivendo le regole della democrazia locale. Sotto la guida del giornalista Antonello De Pierro, il movimento ha messo in campo una mobilitazione imponente che abbraccia il Lazio, la Campania e la Basilicata, portando con sé una filosofia d'azione che trasforma radicalmente il rapporto tra istituzioni e cittadini.

La filosofia del controllo permanente: "La pacchia è finita"

Al centro di questa avanzata c'è il cosiddetto "metodo De Pierro". Una strategia che poggia sulla politica di prossimità attraverso i responsabili territoriali e i consiglieri ombra. Per il movimento, la vittoria non si misura solo con il numero di seggi conquistati. Come spesso ribadito dal leader, l'Italia dei Diritti-De Pierro "vince anche se non partecipa o se non ottiene la maggioranza", perché la sua sola presenza fisica e mediatica sul territorio costringe chi governa al rigore, all'etica e alla trasparenza assoluta.

Al grido di "la pacchia è finita", il movimento istituisce riflettori perenni su ogni comune, rilevando ogni condotta non virtuosa. Da oggi, con l'Italia dei Diritti-De Pierro, ogni sindaco, ogni giunta e ogni maggioranza sanno che ci sarà sempre qualcuno pronto a chiedere conto del loro operato in tempo reale. È un’amministrazione "indiretta": costringendo i primi cittadini ad agire secondo la linea della legalità e del bene comune, è come se fosse il movimento stesso a guidare la mano del sindaco. Il cittadino smette di essere un soggetto passivo che delega col voto ogni cinque anni; diventa protagonista attivo del proprio destino, utilizzando gli strumenti di denuncia forniti dal movimento per costringere le istituzioni a risolvere immediatamente le criticità.

Dal "vento di Budapest" al "protocollo De Pierro": se la legalità diventa virale. Mentre l’Ungheria di Péter Magyar scuote l’Europa dimostrando che un sistema monolitico può essere incrinato dalla trasparenza radicale, l'Italia risponde con la "scienza" ispettiva di Antonello De Pierro. Se Magyar è l’urlo della piazza che si fa documento, De Pierro è il bisturi burocratico che seziona l’inefficienza comune per comune. Due facce della stessa medaglia: una nuova resistenza civica europea che non chiede più il permesso per governare il proprio destino, ma impone il rispetto dei diritti con la forza inappellabile degli atti.

 

Roma - Per decenni, la democrazia europea ha vissuto sul rito della delega: il cittadino vota, il politico amministra, e per cinque anni il dialogo si interrompe. Il "metodo De Pierro", ideato da Antonello De Pierro per il movimento Italia dei Diritti - De Pierro, ha spezzato questo incantesimo, introducendo un concetto rivoluzionario: la "sovranità ispettiva permanente".

A differenza di qualsiasi altra forma di attivismo, il metodo De Pierro non si limita alla protesta. Esso è un protocollo tecnico-giuridico che trasforma il cittadino in un "ispettore istituzionale". Attraverso la figura del "consigliere ombra", il movimento esercita un sindacato ispettivo parallelo a quello degli eletti, utilizzando l'accesso agli atti, le interrogazioni e, soprattutto, il coinvolgimento sistematico degli organi di controllo dello Stato (Prefetture, Ministeri, Procure).

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