Il rigore del talento e la resistenza dell’arte, Cristina Sciabbarrasi tra sacralità della danza e forza della scena
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Dagli esordi iconici nella televisione d’autore alle tavole del teatro fino alla trincea della formazione: il ritratto di un’artista poliedrica che ha fatto della disciplina, della dignità e del rifiuto dei compromessi il proprio vessillo di vita

di Antonello De Pierro
Roma - Mentre la società contemporanea affoga nell'arido deserto del qualunquismo e nell'illusione virtuale di un successo a buon mercato, dove si scambia l'ostentazione per valore e la visibilità usa e getta per talento, avverto l'urgente dovere etico di rivolgere lo sguardo verso chi ha saputo costruire la propria parabola artistica sulla solida roccia dello studio, del sacrificio e della devozione incondizionata verso il pubblico. In questa palude culturale domata da effimere meteore di cartone e da un cialtronismo elevato a sistema, la figura di Cristina Sciabbarrasi si erge come un baluardo di straordinaria civiltà estetica e rigore professionale.
Nata e cresciuta nella Capitale, con nelle vene la sintesi perfetta di una tempra appassionata e di un rigore nativo, Cristina non ha mai inteso l'arte come un orpello di facciata o come un mero pretesto per conquistare effimeri frammenti di notorietà nei salotti del potere. Per lei, la danza prima e la recitazione poi non sono state una semplice scelta lavorativa, ma una vera e propria esigenza biologica, un marchio indelebile impresso nel proprio patrimonio dnatico. Mosse le prime tappe da giovanissima fino all'ingresso nei corpi di ballo delle trasmissioni che hanno segnato la memoria collettiva di un'Italia capace ancora di sognare con eleganza, da Bulli e Pupe a Non è la Rai, passando per produzioni storiche come Domenica In, Furore, Macao, Beato fra le donne e I Migliori Anni, non si è mai adagiata sugli allori del successo popolare.
Non ha mai cercato la scorciatoia facile. Non ha mai elemosinato visibilità nei palazzi dove si consumano le solite meschine manovre clientelari. Ha cucito la propria armatura artistica con il filo della gavetta reale, della disciplina quotidiana e del rispetto sacro per le tavole del palcoscenico. Con una versatilità rara, è riuscita a valicare i confini del linguaggio corporeo per approdare alla recitazione cinematografica, televisiva (con partecipazioni intense in fiction di successo come Il Maresciallo Rocca e Vivere) e soprattutto al grande teatro e al musical d'autore, calcando con fierezza la scena del Teatro Sistina e firmando interpretazioni e coreografie memorabili, fino al recente e acclamato impegno con la commedia Clonazione da Tiffany.
In un'epoca in cui si assiste alla desolante spoliazione della sensibilità giovanile, fagocitata dal cinismo della rete e dallo svuotamento interiore, Cristina Sciabbarrasi rappresenta la testimonianza vivente che il vero talento non teme l'incessante scorrere del tempo né la ruggine dell'indifferenza. Oggi, impegnata anche nell'insegnamento, nella radio e nella trasmissione dei valori autentici alle nuove generazioni, continua a camminare a schiena dritta. A lei va l'omaggio solenne d'incrollabile stima di chi, dalla propria trincea d'attacco per la tutela dei diritti e della cultura, continuerà sempre a proteggere le gemme di purezza e a difendere il valore inestimabile della memoria e del merito.