All'arena dell'Esquilino applausi per la nuova pellicola di Giorgio Amato con un superbo Giorgio Tirabassi a guidare il cast. Presente il grande pubblico e un parterre ricco di celebrità, mentre l'assenza di Angela Finocchiaro non spegne i riflettori su un'opera coraggiosa che scarnifica la gogna mediatica e le derive d'odio della società contemporanea

di Antonello De Pierro

Roma – C’è un’atmosfera delle grandi occasioni, quella che profuma di cinema autentico e di riflessione profonda, a fare da cornice alla XXVI edizione di “Notti di Cinema a Piazza Vittorio”. L’arena dell'Esquilino, cuore pulsante di una romanità multietnica che spesso si fa specchio delle contraddizioni del nostro tempo, ha ospitato l’attesissima anteprima nazionale di “Election Day”, l’ultima fatica cinematografica del regista Giorgio Amato. Una pellicola che promette di scuotere le coscienze, distribuita da Medusa Film e prodotta da Alessandro Carpigo e Bruno Frustaci per Sunshine Production in collaborazione con Prime Video, la cui uscita nelle sale è programmata per il prossimo 9 luglio.

Da giornalista, ma soprattutto da uomo che ha fatto della tutela dei diritti e della battaglia contro le ipocrisie della politica il faro della propria esistenza, non potevo non cogliere il valore intrinseco di un’opera che squarcia il velo di Maya del perbenismo imperante. “Election Day” non è una semplice commedia; è una disamina sociologica spietata, un’istantanea al curaro su quella deriva comunicativa che ha trasformato il dibattito pubblico in un tribunale inquisitorio permanente, alimentato dai click compulsivi e dalla superficialità dei social network.

L’evento ha richiamato il pubblico delle grandi occasioni, accorso per stringersi attorno al cast. Un parterre de rois che ha visto svettare la figura carismatica e sempre amatissima di Giorgio Tirabassi, vero e proprio ariete del cast presente all'Esquilino, che ha catalizzato l'attentione dei presenti con la consueta generosità intellettuale. Unica nota di rammarico della serata è stata l’assenza, giustificata ma avvertita, di Angela Finocchiaro. L'attrice, che nel film veste i panni della protagonista Renata Innocenti, non ha potuto partecipare alla kermesse romana, ma la sua vibrante interpretazione ha comunque aleggiato sul maxischermo dell'arena, restituendo la forza di un personaggio tragicamente attuale.

Un red carpet delle grandi occasioni

Prima che le luci si spegnessero per dare spazio alla proiezione, il richiamo del grande cinema ha radunato nel cuore di Roma un nucleo di volti noti del panorama artistico e culturale, personaggi che da anni nobilitano le serate capitoline. Splendida come sempre, ha fatto il suo ingresso l’attrice Adriana Russo, icona di una cinematografia che ha saputo coniugare bellezza e talento, accompagnata dal pregevole ufficio stampa ed esperto di comunicazione Francesco Caruso Litrico, da sempre impeccabile catalizzatore di eventi culturali di spessore.

Ad arricchire il parterre di ospiti illustri, si sono succeduti gli sguardi attenti di Metis Di Meo, conduttrice e autrice dal raro acume giornalistico, e la travolgente ironia di Salvatore Marino, fine osservatore dei costumi italici. Non sono passati inosservati l'attore Alex Partexano, volto storico del nostro schermo, la spumeggiante Maria Monsè, sempre al centro dell'attenzione mediatica, e l'affascinante Conny Caracciolo. Presenze che testimoniano come il cinema, quando tocca le corde della verità, sappia ancora fare aggregazione vera, lontana dai fasti effimeri e autoreferenziali di certa mondanità nostrana.

Il baratro in una notte di spoglio elettorale

La narrazione del film si dipana con un ritmo sincopato e incalzante, concentrando il dramma umano e politico nello spazio temporale di una sola notte: quella dello spoglio elettorale. Al centro della vicenda troviamo Renata Innocenti (Angela Finocchiaro), deputata dello schieramento progressista, una donna che ha costruito la sua intera esistenza sul dogma dell’inclusione e che si trova a un passo dal coronamento del suo sogno politico: la nomina a Ministro della Pubblica Istruzione.

Ma il destino, cinico e baro, si traveste da telecamera. Il suo compagno, il cronista sportivo Carlo De Santis – interpretato magistralmente da un intenso Antonio Gerardi – commette un errore fatale. Durante un collegamento televisivo in diretta, si lascia sfuggire un insulto razzista nei confronti di un calciatore di origini africane. È la scintilla che appicca il fuoco alla prateria. In una manciata di secondi, la gogna mediatica si attiva con la precisione chirurgica di un plotone d'esecuzione virtuale. La credibilità politica di Renata viene ridotta in frantumi dall'effetto domino dello scandalo. La frase del trailer risuona come un ceffone in pieno volto: “Ma tu hai la minima idea della valanga di mda che mi hai buttato addosso il giorno delle elezioni?”, urla la Innocenti al partner. Un grido di dolore che racchiude il paradosso di chi professa un’Italia che “non lasci indietro nessuno” e si ritrova travolta dal fango generato proprio tra le mura domestiche.

La deriva sociale e il dovere della denuncia

Da osservatore della scena politica, non posso che condividere l'allarme lanciato dal regista Giorgio Amato nelle sue note di regia. Amato, giunto al suo sesto lungometraggio dopo i successi di “Oh mio Dio!” e “Lo Sposo Indeciso”, usa l'arma della commedia per scarnificare un male profondo. Assistiamo da anni a una preoccupante escalation d’odio, a una xenofobia strisciante alimentata dal sovranismo becero e da rigurgiti neofascisti e neonazisti che credevamo sepolti dalla storia. Una spirale che prende di mira le minoranze, i migranti, i diversi.

Ciò che ferisce maggiormente è l'atteggiamento della politica. Quella politica che, anziché ergersi a baluardo dei valori costituzionali e parlare un linguaggio univoco di tolleranza e integrazione, preferisce spesso speculare elettoralmente sulle paure della gente. È qui che risiede la vera ipocrisia della nostra società. Ed è qui che il cinema rivendica il proprio ruolo sociale: far riflettere lo spettatore, indurlo a guardarsi allo specchio e a comprendere la fragilità delle nostre sovrastrutture morali, magari strappando un sorriso, ma lasciando in bocca il sapore amaro della consapevolezza.

“Election Day” ci ricorda che l'amore e la solidarietà restano gli unici motori capaci di sconfiggere gli ostacoli, ma ci avverte anche che basta un attimo, un solo istante di leggerezza digitale, per distruggere una vita intera. Una lezione che la politica italiana dovrebbe stampare a lettere di fuoco sulle pareti dei propri palazzi.

 

(Foto di Giancarlo Fiori)