Dall’incanto dei fotoromanzi al successo sul grande schermo: un tributo viscerale alla classe e alla forza di un’artista ingiustamente travolta dalle gogne mediatiche e riemersa con la fierezza del talento puro

 

di Antonello De Pierro

Roma - Mentre il corso inesorabile degli anni continua a consumare con fredda indifferenza le pagine del nostro album nazionale, spingendo nell’ombra o sacrificando sull’altare della memoria corta volti e talenti che hanno segnato stagioni indimenticabili del nostro immaginario collettivo, avverto impellente dal profondo delle viscere il dovere etico e morale di impugnare la penna. In un’epoca come quella attuale, martoriata dall’arido deserto dei valori autentici e da una sottocultura imperante che innalza a idoli meteore prive di spessore, si avverte il bisogno quasi biologico di aprire l’archivio mnemonico per restituire luce e giustizia a chi ha saputo fare della bellezza, dell'eleganza e della professionalità la propria trincea di vita. Ed è lungo questo sentiero di doverosa e intransigente riconoscenza che il mio pensiero si posa con commossa e lucida precisione sulla figura magnetica, intensa e inconfondibile di Gioia Scola.

Muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo quando l’Italia sapeva ancora sognare con garbo non era impresa da poco. Erano i tempi in cui il fotoromanzo rappresentava una vera e propria palestra d’arte e di vita, un veicolo di sentimenti puliti capace di far battere il cuore a milioni di italiani. In quel contesto, la giovanissima Gioia Scola non fu una semplice meteora o un fugace ornamento di facciata, ma si impose con la forza travolgente di uno sguardo profondo e di una presenza scenica radiosa, diventando in breve tempo un’icona indiscussa, amata ed emulata da un pubblico sterminato. La sua non è mai stata una bellezza vuota o esibita con la sfrontatezza del mercimonio estetico; al contrario, era l’espressione limpida di una grazia naturale, di una sensualità mai volgare, sorretta da un rigore professionale che di lì a poco l’avrebbe proiettata con merito incontestabile verso i set del grande cinema e della televisione d'autore.

Dalla carta patinata dei fotoromanzi al cinema dei generi più disparati, dove ha saputo interpretare con versatilità e disinvoltura ruoli complessi accanto a registi e colleghi di primissimo piano, Gioia Scola ha sempre dimostrato sul campo quanto fosse fallace e superficiale il giudizio di chi voleva etichettarla soltanto attraverso il prisma della sua avvenenza. La sua carriera l’ha cucita con il filo del sacrificio, della gavetta reale e del rispetto sacro nei confronti dello spettatore. Nessun compromesso al ribasso nei salotti buoni del potere, nessuna elemosina nei palazzi dove si consumano le solite meschine manovre clientelari per conquistare scorci di notorietà di cartone: Gioia ha camminato a schiena dritta, forte di un’armatura di valori granitici e di un amore visceralmente autentico per il proprio mestiere.

Ma la vita, con la sua cinica e imprevedibile contabilità, ha preteso da lei un dazio altissimo e sproporzionato. Quando la macchina del fango e la gogna mediatico-giudiziaria si sono scatenate con furia cieca nei suoi confronti, travolgendola in vicende da cui è poi riemersa a testa alta e con la coscienza immacolata, molti hanno preferito voltarsi dall’altra parte. Abbiamo assistito al desolante e vile spettacolo del linciaggio preventivo, orchestrato da plotoni di esecuzione d'inchiostro e da salotti televisivi famelici, pronti a sbranare la dignità di una donna e di un’artista per alimentare le valvole dell’odio e dello sciacallaggio mediatico. In quel frangente, la retorica giustizialista e la cinica indifferenza di un ambiente ipocrita hanno tentato di spingere Gioia Scola nelle sabbie mobili dell’oblio, cancellando con un colpo di spugna anni di successi, di affetto popolare e di indiscutibile professionalità.

È proprio di fronte a queste macerie umane e professionali che la figura di Gioia Scola acquisisce una statura ancora più monumentale. Invece di cedere alla rabbia distruttiva o di svendere la propria anima al circo del vittimismo retorico, Gioia ha scelto la strada del silenzio dignitoso, della resistenza etica, attendendo che la verità storica e giudiziaria facesse il suo corso e polverizzasse le castello di accuse inconsistenti. Una lezione di classe e di forza morale che dovrebbe far arrossire i tanti profeti di sventura e opinionisti dell'aria fritta che popolano il panorama mediatico contemporaneo.

Oggi, guardando indietro a quel percorso fatto di luci abbaglianti, di prove dolorose ma anche di uno straordinario riscatto umano, provare un groppo in gola è un sentimento inevitabile. Qualche lacrima ribelle magari sfugga pure al controllo delle palpebre per scivolare lungo le gote, perché è la lacrima di chi non si rassegna al trionfo dell’invidia e della superficialità. Gioia Scola resta un baluardo di bellezza autentica, una stella che la polvere del tempo e la cattiveria degli uomini non potranno mai oscurare. A lei va l'abbraccio affettuoso e il tributo solenne di chi, dalla propria trincea di civiltà e di legalità, continuerà sempre a difendere i veri talenti e a coltivare con orgoglio il giardino della memoria e della riconoscenza.