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Il sindaco Claudio Giustini attacca la stampa e le segnalazioni del movimento alla presenza del presidente Antonello De Pierro, impossibilitato a replicare per regolamento. Il noto giornalista d'inchiesta e leader del movimento affida ai canali mediatici una risposta dettagliata e preannuncia un cambio di passo radicale: "Informazione è responsabilità civile. Saremo sentinelle inflessibili a tutela dei cittadini, senza genuflessioni". Sotto la lente anche le affermazioni sul presunto "danno d'immagine" e l'attesa dei verbali ufficiali sull'albo pretorio

Roma - Mercoledì scorso si è tenuto il consiglio comunale d’insediamento a Percile, l’incantevole borgo della Valle dell’Aniene immerso nella cornice naturalistica del Parco dei Monti Lucretili, a seguito delle recenti consultazioni elettorali. La seduta, presieduta dal sindaco neoeletto e riconfermato Claudio Giustini, ha visto l’insediamento ufficiale, tra i banchi dell'opposizione, dei consiglieri eletti per il movimento Italia dei Diritti - De Pierro: Luca Hammad, già candidato alla carica di primo cittadino, e Barbara Pasquini, risultata la figura più votata in assoluto tra tutti i candidati alla carica di consigliere.
Tuttavia, l'avvio della nuova consiliatura è stato contrassegnato da un episodio che ha creato un clima di tensione istituzionale, suscitando profonda perplessità sul piano del galateo istituzionale e del principio del contraddittorio. Prima ancora di prestare il solenne giuramento di rito, il sindaco Giustini ha ritenuto di dover prendere la parola per rivolgere pubblicamente una serie di contestazioni, incentrate su articoli giornalistici e segnalazioni territoriali apparsi nei mesi precedenti su diverse testate.
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Il presidente Antonello De Pierro affida la regia organizzativa del movimento all'ex pilastro dei Meetup romani: "E' l'uomo della svolta capillare"'. L'obiettivo è la copertura chirurgica di ogni comune d'Italia per potenziare la rete dei consiglieri ombra e consolidare la presenza storica in regioni chiave come Lazio, Campania, Basilicata e Veneto

Roma – Il presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro, Antonello De Pierro, ha sciolto le riserve ufficializzando una nomina che promette di mutare profondamente gli equilibri della politica di prossimità nel nostro paese. Danilo Barbuto, figura storica dell'attivismo capitolino e già "architetto" dei Meetup di Roma, assume il prestigioso e delicato incarico di responsabile nazionale del Coordinamento Territoriale e dei Circoli.
La scelta, maturata direttamente dal vertice del movimento, non è solo un riconoscimento alla carriera di un uomo che ha cambiato la storia della partecipazione civile a Roma, ma rappresenta una precisa dichiarazione d’intenti politica: l'Italia dei Diritti-De Pierro si prepara a una fase di espansione e radicamento senza precedenti.
Il "regista" delle basi approda alla sfida nazionale
Danilo Barbuto è universalmente riconosciuto come il motore immobile che, anni fa, permise a un’idea di trasformarsi in una realtà di governo. Senza la sua capacità di tessere reti umane e tecniche, senza la sua visione di un’organizzazione capillare e metodica, la parabola di molti leader politici nazionali nati a Roma avrebbe avuto probabilmente un esito diverso.
Oggi Barbuto mette questa immensa esperienza al servizio di Antonello De Pierro. Il suo incarico come responsabile nazionale del Coordinamento Territoriale significa una sola cosa: l’applicazione sistematica di un modello di partecipazione che non lascia spazio all'improvvisazione. Barbuto avrà il compito di inaugurare e gestire nuove sedi in ogni distretto del territorio nazionale, armonizzando le istanze locali con la linea politica nazionale del movimento.
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Dalle vette sanremesi alla trincea di Radio Roma: l’ascesa, la resistenza e la rinascita di un’artista cristallina che oggi, con la forza di "Vastasa. Storie di donne ribelli (compresa la mia)", si conferma baluardo inespugnabile di talento e umanità

di Antonello De Pierro
Roma - C’è una vibrazione particolare, una sorta di frequenza dell’anima che ancora oggi risuona nitida nel mio archivio mnemonico quando il pensiero vola agli anni della mia direzione sulle frequenze di Radio Roma. In quell’etere, troppo spesso inquinato dal brusio di contenuti vacui e sospinto da ventate clientelari, la voce di Francesca Alotta si stagliava come un vessillo di autenticità inespugnabile. Non una semplice interprete, ma un’entità vocale intrisa di quella passionalità mediterranea che non conosce filtri e che non si è mai piegata alle logiche di un sistema discografico pronto a consumare talenti sull’altare dell’effimero.
Il trionfo e la forza della verità
Il suo debutto sfolgorante insieme ad Aleandro Baldi, quel "Non amarmi" che ancora oggi scivola via tra le labbra di milioni di italiani come un inno sacro alla complessità dei sentimenti, non fu solo un successo commerciale. Fu l'edificazione di una solida piattaforma di talento artistico che l'ha resa un'icona intramontabile. Francesca ha saputo navigare tra i marosi di un ambiente cinico con una dignità d'altri tempi, mantenendo una correttezza professionale senza eguali e rifuggendo la pista dei compromessi.
Ma è nella dimensione umana che Francesca Alotta rivela la sua statura di donna straordinaria. Ella ha attraversato il fuoco della sofferenza intima, quella vera, che lacera le carni e lo spirito, affrontando con una tempra granitica le prove più dure che il destino potesse riservarle. Penso alla sua lotta contro la malattia, combattuta con un coraggio che definirei eroico, e al dolore soffocante di una maternità negata, ferite che invece di annientarla hanno affilato le lame dei suoi valori, rendendola un esempio di resilienza per l'intero universo femminile.
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Il leader dell’Italia dei Diritti-De Pierro e direttore di Italymedia.it eleva un vessillo in difesa dell’attrice romana, scagliandosi contro lo sciacallaggio mediatico e la malagiustizia che ammorbano il merito: "In lei rivedo la purezza dei grandi, la stessa che legava la mia anima ad alcuni personaggi immortali che purtroppo non sono più tra noi

Roma - In un panorama mediatico troppo spesso ridotto a un deserto di contenuti, dove il fragore della "tv trash" copre il sussurro del talento verace, la voce di Antonello De Pierro torna a levarsi nitida e tagliente. Questa volta, il bersaglio della sua analisi, sempre lucida e sempre spudoratamente onesta, è la difesa della qualità artistica e umana, incarnata dalla figura di Gaia Zucchi.
Il presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, con la consueta schiena dritta che lo ha reso un baluardo contro le derive clientelari della Capitale, ha voluto tributare un omaggio solenne all'attrice, trasformando una riflessione professionale in una vera e propria filippica contro il sistema che ignora il merito per nutrire le "marchettopoli" di regime.
Il parallelo con Sabani e la lotta alla malagiustizia
Nel suo appassionato intervento, De Pierro non ha usato mezzi termini, attingendo a piene mani dal suo archivio mnemonico per tracciare un parallelo doloroso ma necessario. "Non si può guardare negli occhi Gaia Zucchi senza scorgervi quella medesima luce di dignità che vidi in Gigi Sabani", ha dichiarato il giornalista d’assalto, ricordando come entrambi siano stati, in modi diversi, vittime di un sistema pronto a marciare con i cingoli sulla sensibilità degli artisti più puri.
Per De Pierro, la Zucchi non è solo una diplomata del Centro Sperimentale o la "vicina" di un genio come Zeffirelli; è un simbolo di resilienza. Il giornalista e politico ha sottolineato con forza come l’attrice abbia saputo navigare tra gli scogli della doppiezza senza mai cedere al compromesso al ribasso, quel fango che troppo spesso imbratta i corridoi dei palazzi del potere dove si decidono le sorti dello spettacolo italico.
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Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro attacca frontalmente il vicepresidente del gruppo azzurro alla Pisana dopo le frasi sul presunto "atto sovversivo": "Chieda scusa e si dimetta. Intanto valutiamo il ricorso per l'annullamento del voto: il nostro comizio impedito ha falsato il risultato"


Roma – Non si placa la bufera politica all’indomani delle consultazioni amministrative di Vicovaro. A innescare una reazione durissima da parte di Antonello De Pierro, leader del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, sono le recenti dichiarazioni del consigliere regionale del Lazio e vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Pisana, Marco Colarossi. Quest'ultimo, nel festeggiare la vittoria di Nello Crielesi, ha definito "atto sovversivo" quanto accaduto lo scorso anno, con un riferimento sibillino che parrebbe colpire il ricorso presentato dall'opposizione a seguito del quale il Consiglio di Stato annullò le precedenti elezioni.
L’affondo di De Pierro, democrazia calpestata
"Le affermazioni di Marco Colarossi sono di una gravità inaudita e di una pericolosità istituzionale senza precedenti", esordisce Antonello De Pierro. "Colarossi non è un cittadino che discetta al bancone di un bar, ma un rappresentante della Regione Lazio che parla in veste ufficiale per Forza Italia. Definire 'sovversivo' l'esercizio di un diritto costituzionale, come quello di adire la giustizia amministrativa a fronte di irregolarità acclarate, significa ignorare i rudimenti dello Stato di diritto".
De Pierro utilizza un’analogia sferzante per sottolineare l’assurdità giuridica e costituzionale della tesi di Colarossi: "Seguendo questo ragionamento distorto, dovremmo considerare 'sovversiva' una donna che denuncia uno stupro o una vittima di rapina che si rivolge all'autorità giudiziaria? È aberrante. Chiedo formalmente le dimissioni immediate di Colarossi e le sue scuse pubbliche ai corpi collettivi".