Recensioni libri

Interessante ? perlomeno sfogliare La Mucca Pazza della Democrazia (? 13,00 - Bollati Boringhieri) in cui Alfio Mastropaolo s?interroga con dovizia sulla situazione del momento anche perch? in Europa si sta sempre pi? diffondendo il populismo. Denominatore comune a partiti e movimenti, la polemica antipolitica e l?abuso del principio di maggioranza. Causa soprattutto l?imperizia delle attuali classi dirigenti.
Dopo il durissimo noir di Cuore di Madre, un giallo sociale, da Roberto Alajmo arriva ora ? Stato il Figlio (? 16,00 - Mondadori). In cui l?autore con due morti ed una Volvo indica come trarre maggior profitto dalla vita. O meglio, dalle tragedie della vita. ?Visto che la risorsa principale del Sud ? il disastro?, sostiene infatti l?autore, ?perch? noi siciliani ? dalle tragedie che succhiamo la linfa vitale?? Che per la povera famiglia Ciarulo ? rappresentata da una fiammante automobile. S?, sono poveri i Ciarulo, eppure coi soldi avuti non si preoccupano di migliorare il tenore di vita. E, come si avr? dalle pagine, nutrirsi di disgrazie non significa che aspettarsi altre disgrazie?
Testo volutamente asciutto, freddo, privo di emozioni, con cui Alajmo intende mantenere lo sguardo impassibile per lasciare al lettore la libert? di indignarsi.
? con estrema suggestione che in Bella Ciao (? 18,00 - Laterza) Stefano Pivano ci guida in una scorribanda che attraversa gli ultimi due secoli della nostra storia. Dal Risorgimento al Sessantotto, mescolando canzoni e politica. Approfittando dei canti sociali per spiegare con afferata precisione ogni identit? collettiva del Novecento italiano. Cantare per affermare la propria militanza, per riconoscersi in comunit? segnate dalla condivisione di ideologie, progetti politici, dimensioni sociali? ? stato di fatto uno di quei comportamenti tanto diffusi e generalizzati che hanno attraversato il corso della nostra vicenda storica. Dai canti risorgimentali a quanto esternato dai cantautori De Andr?, Guccini, De Gregari, Fossati?
Otto racconti sull?infanzia tradita, annientata, distrutta. Piccole storie raccontate da Luigi La Rosa in Trenta Passi al Paese della Notte (? 10,00 - Aletti) che cercano di penetrare la mente infantile e renderne manifesta la fragilit?. Agli occhi dei bambini gli adulti appaiono egoisti ed insensibili, bugiardi ed approfittatori. Pedofilia, indifferenza, maltrattamenti e torture psicologiche hanno in questo libro lo stesso peso intenso, essendo parimenti causa di infelicit?. Molto avvincente e tragicamente attuale.
Per gli amanti della tradizione culinaria del Lazio ecco finalmente un libro che offre la possibilit? di scoprire luoghi e sapori di localit? meno conosciute. Ma Le Sagre del Lazio di Antonio Castello, (Lea edizioni), oltre che esauriente raccolta gastronomica fa anche da guida nell?entroterra all?Italia delle piccole cose, dei piccoli centri. S?, perch? lontano dai clamori della metropoli, dai fasti delle citt? d?arte, il lettore pu? ritrovare quella felicit? tanto genuina tipica delle feste di paese e delle sagre culinarie. Oltre l?occasione di visitare luoghi e memorie forse sconosciuti ma ricchi di storia e intensit? umana con cenni sulla storia di ogni paese. Ma anche cinquecento sagre con foto curiose dei prodotti locali. Un connubio, pi? che perfetto tra storia, tradizioni, sapori, adatto per chiunque voglia evadere, divertirsi e mangiar bene.
Racconti magici d?amore, passione, amicizia e tradimento in Amori Stregati di Tahar Ben Jelloun (? 15,00 - Bompiani) dove da F?s, in Marocco, un grande scrittore ci illude come un cantastorie denunciando l?isolamento degli intellettuali marocchini al di fuori della cerchia universitaria, il problema delle donne che non vogliono sposarsi nonostante sia loro concesso di vivere sole e la superstizione dominante non soltanto sulla scienza ma principalmente sul buon senso. Pagine in cui Ben Jelloun nonostante amarezza, distacco e sarcasmo, mette in rilievo le piccole vicende quotidiane trasformate in favola in cui vince il destino, l?irrazionale, il dionisiaco.

Categoria: Le Interviste

Poteva essere una tragedia e lo Stato mi ha lasciato solo davanti alla violenza, intervista a tutto campo ad Antonello De Pierro

Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro rompe il silenzio dopo l'aggressione subita a Percile: dal crollo della sicurezza istituzionale a Vicovaro al pugno alla mandibola di fronte al "Chiosco": "Hanno cercato di rompermi la parola, ma la mia voce sarà ancora più forte"

Roma - All'appuntamento Antonello De Pierro, giornalista d'inchiesta e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, porta ancora i sintomi fisici di quella che definisce una "maratona di violenza annunciata". La mandibola è ancora dolente, il tono della voce è fermo ma tradisce l'amarezza di chi, dopo una vita passata a difendere la legalità, anche indossando la divisa della Polizia di Stato, si è ritrovato vittima di un attacco collettivo durante un comizio in una piazza di provincia e di un aggressione solitaria dopo lo spoglio elettorale a dstanza di 4 giorni.

Presidente De Pierro, partiamo da quel pomeriggio a Percile. Aveva appena lasciato il seggio elettorale dopo la proclamazione del sindaco Giustini e di Luca Hammad come consigliere. Cosa è successo appena ha parcheggiato l'auto al bar "Il Chiosco"?

"È stato un incubo a occhi aperti. Non avevo nemmeno fatto in tempo a spegnere il motore. Ero ancora seduto, bloccato nel sedile di guida. Improvvisamente, un uomo si è scagliato contro la mia macchina come una furia. Era un cittadino di Vicovaro, che avevo avuto modo di conoscere nei giorni precedenti in quanto sembrava fosse un sostenitore della nostra lista. Ha iniziato a urlare frasi sconnesse e minacce, un livore politico che si è trasformato istantaneamente in violenza fisica. Attraverso il finestrino aperto, ha iniziato a colpire. Ho cercato di parare i colpi con il braccio, d'istinto, ma un ultimo pugno, mi ha centrato il lato destro della mandibola."

Un'aggressione "chirurgica", mentre lei era impossibilitato a difendersi.

"Esattamente. Colpire un uomo seduto in auto è un atto di una viltà senza precedenti. È un metodo che non lascia scampo: non puoi scappare, non puoi reagire efficacemente. È stato un agguato in piena regola. La cosa che più mi ha sconvolto non è stato solo il dolore fisico, ma la sensazione di impunità che trasudava da quel gesto. Quell'uomo sapeva bene chi ero, sapeva che ero lì per sostenere Luca Hammad, e ha deciso di passare alle mani perché la parola, evidentemente, non gli bastava più."

A Vicovaro lo Stato è andato in ferie mettendo a rischio la nostra vita, intervista esclusiva ad Antonello De Pierro

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Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro denuncia il collasso istituzionale durante il comizio di chiusura. Tra ordinanze violate, assenza di forze dell'ordine e intimidazioni lui e la candidata Maria Celentano sono stati ridotti al silenzio da un clima di inaccettabile violenza morale

Roma - Siamo a ridosso del voto amministrativo del 2026. L’aria a Vicovaro è pesante, carica di una tensione che ha superato i confini del dibattito politico per sfociare nel disordine pubblico. Antonello De Pierro, presidente dell'Italia dei Diritti-De Pierro e noto giornalista d'inchiesta, ci riceve ancora scosso, ma determinato. Il comizio di chiusura per Maria Celentano, interrotto d'autorità dallo stesso De Pierro per evitare il peggio, è già diventato un caso nazionale.

Presidente De Pierro, partiamo dalla fine. Lei ha dovuto chiedere alla candidata sindaco Maria Celentano di smettere di parlare dopo appena un minuto. Cosa ha provato in quel momento?

"Un profondo senso di sconfitta, non politica, ma civile. Vedere una candidata sindaca, una donna che ha messo la propria faccia e il proprio impegno per questa terra, essere ridotta al silenzio da un clima di intimidazione feroce mentre le auto sfrecciavano a pochi centimetri dai cittadini, è stato inaccettabile. Ho avvertito la responsabilità di proteggerla. Maria era provata, emotivamente scossa da una violenza verbale che non ha trovato argini. Quando lo Stato sparisce, il leader deve farsi scudo. E io l'ho fatto."

Lei ha parlato di "Stato assente". Eppure c'era un'ordinanza del commissario prefettizio che blindava la piazza. Come spiega questo corto circuito?

"È l'interrogativo che porremo in ogni esposto. Un'ordinanza è un comando, non un suggerimento. Piazza San Pietro doveva essere un'isola pedonale sicura per la democrazia. Invece era un garage a cielo aperto e una pista di transito. Nessun vigile urbano, nessuna transenna. Nulla. Chi ha deciso di ignorare l'ordine del commissario? Chi ha lasciato che i cittadini partecipassero a un comizio rischiando di essere investiti? Qui non parliamo di disservizi, parliamo di una sciente omissione di vigilanza che ha offerto il fianco ai contestatori."

Barbuto è l'innesto che trasforma la nostra prossimità in potenza nazionale, intervista esclusiva ad Antonello De Pierro

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Il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro commenta l'ingresso dello storico organizzatore dei  Meetup del M5S: "Con la sua esperienza potenzieremo capillarmente la rete dei consiglieri ombra su scala nazionale per dare voce ai cittadini contro i disservizi delle amministrazioni"

Roma – Lo incontriamo nel suo ufficio, un laboratorio di idee dove i dossier sui disservizi locali si mescolano a volumi di filosofia e critica d'arte. Antonello De Pierro, giornalista di lungo corso e leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro, emana la soddisfazione di chi ha appena messo a segno un colpo politico di rara caratura. L'adesione di Danilo Barbuto non è per lui solo un atto formale, ma una vera catarsi organizzativa.

Presidente De Pierro, partiamo subito dal cuore della notizia. L’ingresso di Danilo Barbuto nel vostro movimento sta agitando le acque della politica capitolina. Come è nata questa intesa e cosa rappresenta per lei, umanamente e politicamente?

«Guardi, con Danilo c’è stata una sintonia immediata, basata sulla condivisione di un sistema di valori che oggi sembra estinto. Politicamente, il suo ingresso rappresenta la chiusura di un cerchio ideale. Danilo non è un semplice "acquisto" politico; è l’uomo che ha inventato la partecipazione dal basso a Roma. Averlo con noi significa che l'Italia dei Diritti è diventata il porto sicuro per chi quella partecipazione l'ha creata e poi vista tradire dalle logiche di palazzo. Umanamente, provo una profonda stima: Danilo è un purista del territorio, uno che non ha mai cercato la visibilità delle poltrone, ma la solidità dei risultati per la collettività».

Lei ha spesso definito l’Italia dei Diritti-De Pierro come un movimento di "politica di prossimità". In che modo la figura di Barbuto, che è stato il regista dei Meetup romani, si integra con questo concetto?

«Si integra in maniera esponenziale. Noi siamo nati per stare nelle strade, tra i banchi dei mercati, negli uffici pubblici che non funzionano. La nostra forza è la vicinanza fisica ai problemi quotidiani. Danilo è il massimo esperto di questa metodologia. Lui ha dimostrato che se organizzi la cittadinanza attiva e la trasformi in proposta, puoi scardinare i vecchi apparati. Con lui, la nostra "prossimità" smette di essere solo una nobile intenzione e diventa una macchina operativa di altissimo livello. Danilo sa come ascoltare il territorio e come tradurlo in azione politica capillare».

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